Salvataggio Risanamento, gli ultimi dubbi delle banche

Altro round di colloqui oggi tra le banche creditrici di Risanamento, dopo lo slittamento di ieri, per la definizione del piano di salvataggio del gruppo immobiliare da sottoporre mercoledì prossimo al Tribunale di Milano, chiamato a decidere sull’istanza di fallimento avanzata dalla Procura.
Le ultime indiscrezioni registrano qualche tentennamento di Unicredit (uno degli istituti più esposti, insieme a Intesa) che chiede un po’ di tempo extra per approfondire l’impostazione del piano, con qualche dubbio soprattutto sull’ipotesi di creazione del fondo cui far eventualmente confluire i principali asset di Risanamento. D’altro canto invece Intesa sarebbe sostanzialmente allineata alle altre banche creditrici, tra cui Banco Popolare e Bpm (Mediobanca ha invece precisato ieri di non aver nessuna esposizione su Risanamento). Lo stesso ad Corrado Passera, in un’intervista a Repubblica, ha mostrato ottimismo, parlando di attivi superiori ai debiti - e di grande qualità - per Risanamento. L’incontro odierno potrebbe comunque essere quello risolutivo, visto che lunedì è già in programma il cda di Risanamento, con all’ordine del giorno la nomina del nuovo vertice aziendale. Un cda che - è stato più volte spiegato - deve necessariamente essere conseguente al raggiungimento di un’ampia intesa tra i creditori. Salvo sorprese clamorose sarà dunque questione di ore: se l’accordo non arriva oggi, potrà slittare al massimo a domani o a lunedì mattina. «Ci sono tutte le condizioni perché le cose vadano bene» ha detto ieri Salvatore Mancuso, consulente di Risanamento, costantemente in contatto con tutti i protagonisti della trattativa.
D’altra parte le chance di sopravvivenza di Risanamento non possono prescindere da un piano credibile, condiviso da tutti i creditori, che dia garanzie concrete di sopravvivenza nel lungo termine. In mancanza di questo già mercoledì il Tribunale potrebbe dichiarare il fallimento del gruppo. Una terza opzione invece, come indicato nei giorni scorsi, potrebbe essere il ricorso all’amministrazione straordinaria, come, ai tempi, per Parmalat. Ieri in Borsa il titolo Risanamento è salito del 4,8% a 0,26 euro, confermando anche nell’ultima seduta l’ampia volatilità mostrata lungo tutta la settimana.

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