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La Santa Sede: niente prescrizione per i preti pedofili

La Santa Sede reagisce alle accuse per i casi di abusi in Germania e lavora per cambiare il codice del diritto canonico Già in passato Ratzinger inasprì le punizioni per i reati sessuali. Padre Lombardi: "Falliti i tentativi di coinvolgere il Papa". Sevizie nel coro fino al 1992 quando era presente il fratello del Pontefice. Dietro lo scandalo l'incapacità dei vescovi di governare

La Santa Sede: 
niente prescrizione 
per i preti pedofili

La linea adottata da Ratzinger di fronte ai casi di abusi sui minori commessi da sacerdoti e religiosi è stata «sempre quella del rigore». Lo ha detto ieri il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, mentre il «pubblico ministero» della Congregazione per la dottrina della fede ha rivelato che la Santa Sede potrebbe rimuovere i termini della prescrizione relativi agli abusi sui minori, che così facendo sarebbero sempre perseguibili dalla Chiesa anche se prescritti dalle legislazioni degli Stati.
Il giorno dopo le accuse che hanno tentato di coinvolgere Benedetto XVI nello scandalo portando alla luce la storia del prete pedofilo trasferito da Essen a Monaco di Baviera, il Vaticano replica chiarendo come vengono oggi affrontati questi casi in base alle norme più rigorose volute proprio dall’allora Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Ratzinger. In un’ampia intervista sul quotidiano Avvenire, rilanciata da Radio Vaticana e dalla Sala Stampa della Santa Sede, il promotore di giustizia della dottrina della fede, Charles J. Scicluna, ha spiegato che una squadra di otto persone lavora all’esame su questi casi. La notizia più importante riguarda i tempi di prescrizione, già elevati nel 2001 a dieci anni, calcolati a partire dal compimento dei 18 anni d’età della vittima. «Prima del 1898 – ha detto Scicluna – quello della prescrizione dell’azione penale era un istituto estraneo al diritto canonico». La prassi «indica – ha continuato – che il termine di dieci anni non è adeguato a questo tipo di casi, sarebbe auspicabile un ritorno al sistema precedente dell’imprescrittibilità». Peraltro, ha aggiunto, già Papa Wojtyla aveva concesso all’ex Sant’Uffizio la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso e questo continua ad avvenire.
Il promotore di giustizia ha quindi spiegato che nei Paesi in cui non vi sia l’obbligatorietà dell’azione penale, si incoraggiano comunque i vescovi «a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare» i preti colpevoli di abusi.
Scicluna ha parlato pure del fenomeno in Italia, che non sembra avere «dimensioni drammatiche», anche se «preoccupa» una «certa cultura del silenzio che vedo ancora troppo diffusa nella Penisola». E infine ha fornito dei dati per far comprendere come il problema non sia così esteso come si vorrebbe far credere: dal 2001 al 2010 sono state complessivamente 3000 le segnalazioni di abusi commessi negli ultimi 50 anni arrivate alla Congregazione per la dottrina della fede. Di questi solo il 10% sono casi di «vera e propria pedofilia», che coinvolge bambini sotto i 12 anni, mentre per un 60% di casi si tratta di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione sessuale per ragazzi con più di 12 anni.
Sulle vicende tedesche è intervenuto padre Lombardi, che riferendosi ai casi di Ratisbona e Monaco ha detto: «È piuttosto evidente che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato, con un certo accanimento, elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi. Per ogni osservatore obiettivo, è chiaro che questi sforzi sono falliti». La linea di Ratzinger, ha aggiunto, è stata «sempre quella del rigore e della coerenza nell’affrontare le situazioni anche più difficili».
Dalla Germania intanto arrivano nuove rivelazioni. Gli abusi sessuali nel convitto e nella scuola frequentati dai «Domspatzen», i coristi di Ratisbona, si sarebbero protratti fino al 1992, e dunque anche negli anni in cui il coro era diretto dal fratello del Pontefice, Georg Ratzinger. Lo ha rivelato al settimanale Der Spiegel un ex corista, Thomas Mayer, che afferma di aver subito abusi da parte di compagni più grandi di lui, mentre anche nell’abitazione di un prefetto, uno degli educatori del convitto, avevano luogo rapporti sessuali tra i coristi. Va ricordato che nessuno ha rivolto accuse o lanciato sospetti su Georg Ratzinger, il quale nei giorni scorsi ha dichiarato di non aver mai sentito parlare di abusi sessuali durante i suoi trent’anni di direzione del coro.
Il settimanale tedesco ha raccolto anche dichiarazioni di ex coristi che descrivono il carattere irascibile del direttore: ancora alla fine degli anni Ottanta sarebbe arrivato a lanciare una sedia contro i suoi cantori indisciplinati e una volta si arrabbiò tanto che gli cadde la dentiera di bocca.
AnTor

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