da Roma
Fini spegne la Fiamma, Santanché la riaccende. «Non era così anche nellantica Roma?», chiede la sublime femminea malizia. «Non erano forse le donne a tenere accesa la fiamma?».
Ma era poi quella la fiamma da tenere accesa, ora che persino falce e martello finiscono in soffitta, e certi simboli valgono come etichette di scatole vuote? Più che sacrale Rea Silvia, appare piuttosto come una Drug Queen, la candidata premier della Destra storaciana, già raffinata regina dei salotti milanesi. Inguainata nel suo «total blu avion», Daniela Santanché cerca di non far passare sotto assuefazione lultimo degli strappi, quello più simbolico, scontato, forse per questo più pericoloso: appunto lo spegnimento della Fiamma che ha tenuto in vita (politica) generazioni di eredi di Salò. I tempi magari non sono più adeguati allo psicodramma, ed è possibile che la svolta fosse matura da anni. Era di sicuro mancato latto infantile di denuncia: «La Fiamma sè spenta!», quello che avrebbe disvelato agli astanti ciò che tutti avevano davanti agli occhi. Non è un dramma dunque, né lo sarà, rassicurano i depositari del marchio di via della Scrofa. E «sarebbe un peccato rinunciare a un progetto così interessante soltanto per conservare un simbolo», ha spiegato ieri Fini a Casini, nellintento di vincere le ultime resistenze allingresso dellUdc nel Popolo della libertà. Ai suoi, il leader di An, lo chiarirà oggi nella direzione nazionale: si entra nel Partito della libertà e la Fiamma tricolore, che brucia minuscola nel simbolo, sarà tolta dalle schede elettorali, dai manifesti, dalla propaganda: «Ci sarà un congresso, e An non si scioglie. Rinunciare a un simbolo non significa recidere le radici».
Radici che vogliono restare invariate, pur lanciando la destra verso lapprodo del Ppe. Forse sta qui un crinale di debolezza, nel quale si fionda latto di fede incrollabile degli ultimi mohicani. Gente come Roberto Fiore di Forza nuova, che pure la Fiamma non ha mai amato, e che correrà in isolamento totale per coerenza a (discutibili) valori. Oppure come questa Destra storaciana, presentatasi ieri con bellicosità degna di miglior causa della conquista di voti scontenti dellultima svolta. Quando il gioco si fa duro, ecco l«arma segreta» e più micidiale, le donne. «Lei farà vedere i sorci verdi a tutti», ha detto Buontempo. E tale si è manifestata la Santanché, in perfetta interpretazione del ruolo assegnatole. «Attento Berlusconi a metterti in casa il peggiore dei traditori, che ti chiamava ectoplasma e voleva ricattarti sulla Gentiloni», ha declamato. «Avrebbe volentieri voluto prendere il tuo posto in caso di morte», ha insinuato. E in un crescendo di maliziosi attacchi, la virago candidata premier ha sostenuto che «in fondo Fini è stato coerente, perché voleva finire nel Ppe per legittimarsi e così ha fatto, sciogliendo un partito per una sua legittimazione personale...».
Anche sul simbolo latteggiamento della Destra - che si presenterà alle elezioni con la Fiamma Tricolore di Romagnoli, senza bisogno di raccogliere le firme - è una dichiarazione (quanto credibile lo si vedrà) di guerra totale. Un simbolo elettorale talmente simile a quello di An da creare qualche imbarazzo persino in Buontempo: «Mica potevamo metterli assieme in un modo diverso - si è giustificato -, è stata una scelta obbligata dallalleanza con la Fiamma Tricolore di Romagnoli...».
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