Dalla Sardegna allo spazio: ecco la Nasa in riva al mare

È alto 70 metri, ha un diametro di 64 metri e pesa più di 3 mila tonnellate. Questo colosso di ferro si staglia nelle campagne di San Basilio, una trentina di chilometri a nord di Cagliari, ma non è un eco-mostro. È un occhio ipertecnologico che ci permette di scrutare lo spazio. Si chiama Sardinia Radio Telescope e sarà collaudato settimana prossima quando avrà inizio il montaggio delle apparecchiature accessorie, per poi essere effettivamente operativo a partire da Natale.
Non lasciamoci ingannare dalle apparenze: se a prima vista l'SRT - così lo chiamano gli addetti ai lavori - sembra una enorme parabola, di fatto è una struttura altamente sofisticata e innovativa. Il radiotelescopio permette infatti di vedere là dove il nostro occhio non arriva: se attraverso un normale telescopio riusciamo a osservare meglio le stelle e i pianeti, il radiotelescopio cattura le onde radio che i nostri occhi non riescono a percepire. Sono proprio queste onde, emesse dagli oggetti cosmici (stelle, pianeti, ma soprattutto supernove, nubi di gas, quasar) a raccontarci che cosa accade nell'universo, aggiungendo nuovi tasselli nell'affascinante storia che ha inizio con il Big Bang.
Il radiotelescopio della Sardegna è poi tra i più sofisticati al mondo, secondo solo a un impianto della West Virginia: elaborato con l'Agenzia Spaziale Italiana, è costato oltre 63 milioni di euro e grazie a un sistema di progettazione costituito da mille pannelli permette un'osservazione il più possibile accurata ed efficiente dell'universo. Andrea Possenti, 48 anni, originario di Bergamo, direttore dell'Osservatorio Astronomico di Cagliari, ne è entusiasta: «Ci attendono mesi di duro lavoro per il collaudo ma non vediamo il momento di poter leggere i dati su cui stiamo lavorando da un decennio», commenta. A capo di un team composto da ricercatori, tecnici e scienziati italiani (con una buona percentuale di sardi), Possenti conferma che il Sardinia Radio Telescope diventerà presto una meta classica del «turismo scientifico»: «Oltre agli studiosi residenti, ospiteremo ricercatori stranieri a rotazione: centinaia di persone saranno interessate a lavorare qui da noi».
Non immaginiamoci però che strumenti come questi servano solo ai calcoli degli astrofisici: conoscere la genesi dell'universo e i suoi comportamenti ha ripercussioni importanti anche sulla nostra vita quotidiana, basti pensare che un'invenzione come il wi-fi che oggi utilizziamo comunemente per connetterci a Internet è nato dall'intuizione di alcuni astrofisici australiani.
Il Sardinia Radio Telescope non nasce per caso: la Sardegna sta puntando da anni sull'innovazione. Poco distante da alcune delle sue spiagge più belle e rinomate, sorgono centri di ricerca che sono divenuti un modello in Italia. Il parco tecnologico di Pula, ad esempio, vicino a Santa Margherita, in provincia di Cagliari, si concentra sulla ricerca informatica mentre quello di Porto Conte, nei pressi della bella Alghero, si è specializzato nelle tecnologie alimentari e nelle biotecnologie applicate.
Durante la Conferenza regionale sulla ricerca e l'innovazione che si è tenuta a Cagliari la scorsa settimana, è stato annunciato dal governo regionale l'investimento di 100 milioni di euro (oltre ai 200 milioni dello scorso anno) per la ricerca. La ricetta per combattere la crisi arriva puntando sul futuro, sul ritorno dei «cervelli», sul finanziamento di progetti d'innovazione che facciano da volàno (economico e occupazionale) a tutto il territorio. Ne è convinto Giorgio La Spisa, vicepresidente della Sardegna e assessore con delega alla Programmazione e al Bilancio: «In Italia si parla poco di sviluppo, noi in Sardegna crediamo che le opportunità ci sono e ci saranno solo se diamo ai giovani la possibilità di mettersi in gioco con proposte credibili. Per crescere bisogna aumentare la propria capacità produttiva e questo è possibile solo incentivando la collaborazione tra ricerca scientifica e imprese - ha detto -. Abbiamo scelto di non togliere alcuna risorsa alla ricerca perché vogliamo permettere ai nostri ricercatori di competere a livello internazionale rimanendo nella loro terra». I risultati non tardano ad arrivare. Un altro fiore all'occhiello della Sardegna è il Centro di ricerca sviluppo e studi superiori, il CRS4: nato nel 1990, ad oggi collabora con le università di mezzo mondo ed è tra i centri più avanzati nella ricerca biotecnologica. Se gli scienziati ci hanno messo quasi 12 anni (dal 1991 al 2003) per mappare e decifrare la sequenza del genoma - una delle scoperte scientifiche più importanti degli ultimi tempi - in 12 mesi il CRS4 è riuscito a mappare mille genomi e nel maggio dello scorso anno sono stati proprio i ricercatori sardi a individuare il gene che regola la sclerosi multipla.
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