«Sbaglia chi crede di fermare un polo bancario del Nord»

Adalberto Signore

da Roma

Ministro Calderoli, allora «San Silvio da Arcore ha fatto un altro miracolo» e ha trovato l’accordo con la Lega sulla riforma dello statuto di Bankitalia?
«Prima ascoltiamo le relazioni di Siniscalco e Castelli in Consiglio dei ministri, poi consideriamo i fatti e quindi assumeremo le decisioni su come e se intervenire».
Insomma, non c’è nessun accordo?
«Io di bozze non ne ho viste e non ne voglio vedere, se oggi ne gira qualcuna significa che è pronto il giochino. Si vuole cambiare non per migliorare le cose ma per far fuori Fazio e il progetto della banca del Nord. Intendiamoci, da tempo sono per il mandato a termine ma è un discorso da inserire in un contesto più ampio, non una scusa per far fuori il governatore. Per quanto mi riguarda non c’è una linea definita. Qualcuno ha delle posizioni, qualcun altro ne ha altre».
Quella della Lega, comunque, non cambia?
«Assolutamente. Non ci facciamo certo intimidire dalle campagne mediatiche orchestrate da alcuni importanti quotidiani nazionali e stranieri. Qui la questione non è personale, non c’entra nulla l’uomo Fazio. Il problema è il progetto e se qualcuno davvero pensa di fermarlo si sbaglia di grosso».
Parla dell’Opa di Bpi su Antonveneta?
«Parlo di un grande polo bancario del Nord che abbia a cuore gli interessi del tessuto sociale in cui opera, delle piccole e medie imprese».
Uno dei nodi centrali del dibattito sulla riforma della Banca d’Italia è quello del capitale e di chi lo detiene.
«È un anomalia che va sistemata, soprattutto dopo la privatizzazione degli istituti di credito. Il fatto che i controllati detengano le quote del capitale del controllore non è certo una cosa che può andare avanti per molto».
Si è parlato di far entrare nel capitale di Bankitalia anche le Regioni. È possibile?
«Può essere una strada. Ci sono diversi modelli a cui guardare in Europa: in Francia, per esempio, la Banca centrale è tutta dello Stato mentre in Germania solo il 50 per cento. Bisogna ancora lavorarci».
Sarà il governo a occuparsi della riforma?
«Noi abbiamo il compito di mettere il problema sul tavolo, le proposte però devono arrivare dal Parlamento e non dall’esecutivo. In Senato è fermo il disegno di legge sul risparmio ed è lì che si dovrà agire presentando degli appositi emendamenti».
Nel vertice di martedì sera ad Arcore con Berlusconi e Bossi si è parlato anche dell’Udc?
«Si è parlato un po’ di tutto».
Quindi anche dell’Udc?
«Anche di loro. Per quanto mi riguarda posso dire che sono un po’ perplesso dal comportamento di Follini. Ha sollevato il problema della discontinuità dopo le regionali, c’è stata la crisi, il Berlusconi bis e il loro rientro nel governo. Eppure il mese dopo, a giugno, già si ripresentavano i soliti problemi. Bisogna farla finita con le denunce. Sarebbe il caso di proporre pure qualche soluzione visto che la gente chiede risposte concrete. Non alla discontinuità, ma ai problemi veri: dal terrorismo al caro benzina. Non si può pensare di governare il Paese solo con le alchimie dei sistemi elettorali».
Fra poco torna in Parlamento la riforma federale. È preoccupato che gli alleati possano non rispettare gli impegni presi?
«Guardi, io avevo chiesto un vertice di maggioranza proprio per evitare di parlarci attraverso le interviste sui giornali o le dichiarazioni sulle agenzie, dialoghi sempre poco produttivi. Purtroppo Berlusconi ha questa passione per i tavoli monolaterali, un vero problema. Sa, quando si è d’accordo in presenza di testimoni si sta sempre più tranquilli»
E lei sul federalismo è tranquillo?
«Io sono abituato a pensare che i miei interlocutori rispettino gli impegni presi. Certo, oggi sento parlare di “riflessioni”... chissà».
Il 23 settembre è in programma un appuntamento importante.
«La prima tappa del nostro viaggio del Sud per spiegare la riforma federale. Ci saranno Berlusconi, Bossi, Fini, Follini e il sottoscritto».
Anche Follini?
«Mi aveva personalmente assicurato che sarebbe venuto. Certo, ora bisognerà vedere come andrà a finire questo chiarimento...».

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