Sul fondale, in bianco e nero, coro e orchestra della Scala schierati mentre Arturo Toscanini, di spalle sul podio, dirige la serata dell'11 maggio 1946. Poi la stessa immagine, aggiornata alle ore 12 dell'11 maggio 2026: coro e orchestra di oggi e sul podio il direttore musicale Riccardo Chailly. Ieri ricorrevano gli ottant'anni dal concerto che segnò la rinascita del Teatro alla Scala e, con esso, della Milano ferita dai bombardamenti dell'estate 1943. Abbiamo visto una Scala restituita ai milanesi: neanche l'ombra dei turisti che abitualmente valgono il 30% del pubblico. Molti giovani tra palchi e loggione, molti volti non noti e altrettanto noti o notissimi dell'industria, della finanza e della cultura: Diana Bracco, Fedele Confalonieri, Giovanni Bazoli, Marco Tronchetti Provera, Roberto Bolle, Luciana Savignano, Mario Botta, Ferruccio De Bortoli, Lella Costa, Ilaria Borletti Buitoni, Andrée Ruth Shammah, Claudio Longhi e molti altri.
Nel palco reale, come ottant'anni fa, ospiti della Casa di Riposo per Musicisti Giuseppe Verdi. In platea, fila M, Sergio Mattarella, accolto con particolare calore, tra applausi scroscianti e pioggia di bravo, stessa accoglienza riservata a Liliana Segre, tra il pubblico l'11 maggio 1946 e che vide nella "Scala ricostruita la realizzazione di un sogno inaspettato. In quel luogo rivivevo una famiglia che non avevo più". Al fianco del presidente Mattarella, Ignazio La Russa ("La Scala è sempre stata - al di là delle posizioni ideologiche - in cima ai pensieri dei milanesi e degli Italiani. Un simbolo per tutti"), quindi il sindaco e presidente della Scala Giuseppe Sala, il presidente della Regione Attilio Fontana, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il senatore Mario Monti.
Ieri si è celebrata la Scala, ma ancor prima Toscanini, "padre fondatore", come lo ha definito giustamente il sovrintendente Fortunato Ortombina. Dal 1938 esule volontario negli Stati Uniti, ma pronto a rientrare nella sua Milano, in via Durini, per due ragioni: votare al referendum del 2 giugno e guidare le settimane di concerti che segnarono la ripartenza del teatro e della città.
Prima delle pagine dal Nabucco di Giuseppe Verdi dirette da Chailly titolo che tornerà in scena dal 16 maggio Sala ha trasformato l'anniversario in un appello: la cultura salvò l'Italia nel Dopoguerra e oggi può aiutare a difendere la democrazia europea. Quel concerto del 1946 fu, nelle sue parole, "l'evento simbolo della ricostruzione italiana", prova della capacità del Paese di liberarsi "dalle macerie materiali e morali". "Celebrare ottant'anni non è un esercizio nostalgico", ha detto. "Non si tratta di difendere soltanto la Scala o l'arte. Oggi si tratta di difendere la democrazia". Citando Georg Solti, secondo cui un teatro d'opera è "un'impresa impossibile che funziona", ha aggiunto che lo stesso vale per la democrazia: "Continuiamo a rendere possibile l'impossibile".
Ortombina, in un intervento appassionato e storicamente affilato come nel suo costume, ha definito la ricostruzione del 1946 "un miracolo di forza di questa città", nato dal concorso di istituzioni, imprese e cittadini.
La dimostrazione che la Scala era percepita come "depositaria dell'anima di una città". E ancora oggi vive grazie a "un perfetto equilibrio tra il sostegno privato per i beni pubblici". Perché, nella visione migliore di Milano, la Scala "doveva essere il bene per il bene di tutti".