Leggi il settimanale

Scalera è "La sorella migliore" del dramma familiare con giallo

Frangipane dirige l'attrice nel testo di Gili che propone interrogativi morali anche al pubblico

Scalera è "La sorella migliore" del dramma familiare con giallo
00:00 00:00

La famiglia è luogo di protezione e difesa, ma anche un campo minato dove amore, sensi di colpa, rimorsi e i più implacabili non detti possono rivelarsi ordigni a tempo. Sul microcosmo famigliare da molto tempo un ottimo autore come Filippo Gili punta il proprio sguardo generando storie che, in una sorta di alleanza artistica, il regista Francesco Frangipane e Vanessa Scalera (nota al grande pubblico come la protagonista della serie Rai "Imma Tataranni Sostituto Procuratore") portano in scena. Questo avviene con "La sorella migliore" in cartellone al Teatro Carcano fino al 19 aprile dramma famigliare che vede al centro della scena due sorelle e un fratello, quest'ultimo condannato agli arresti domiciliari per aver investito e ucciso una donna mentre era alla guida sotto effetto di alcol e droghe. Nell'ottavo anniversario di questa condanna la sorella maggiore (Vanessa Scalera, gli altri interpreti sono Alessandro Tedeschi, Aurora Peres e, nel ruolo della madre dei tre figli, Michela Martini), porta la notizia che la vittima era affetta da un male incurabile e sarebbe morta pochi mesi dopo. Questa notizia le è giunta in quanto proprio lei è stata l'avvocato difensore del fratello nel processo che lo vide condannato. Tutto può cambiare, almeno nella percezione dell'opinione pubblica e, forse, della condanna. Poi però ci sono le verità e supposte verità, i sensi di colpa veri o presunti o da mettere in scena per motivi giudiziari, infine i giudizi tra le mura di casa.

C'è una sorella migliore tra le due che cercano di proteggere o mettere il fratello di fronte alle sue responsabilità? Insomma, a tutti gli effetti un "giallo interiore" che si dipana con i più classici colpi di scena, ma in una tela psicologica di spessore, dove i dialoghi serrati non sono tanto un gioco retorico quanto piuttosto fili di una tela che imbriglia e obbliga chi ne resta invischiato a guardare in una determinata direzione.

Una ricetta affine a quella che Francesco Frangipane ha portato anche sul grande schermo, nel suo film d'esordio, "Dall'alto di una fredda torre" (2023), guarda caso sempre su sceneggiatura di Filippo Gili e Vanessa Scalera tra i protagonisti insieme a Edoardo Pesce, Anna Bonaiuto, Girogio Colangeli. "Il talento narrativo unico di Gili spiega il regista calabrese è proprio quello di suggerire grandi dilemmi morali e di affrontare temi universali partendo sempre da un quotidiano riconoscibile: da una famiglia come tante, che si riunisce attorno a un tavolo per pranzo. La forza di questa pièce risiede esattamente in questo progressivo allargamento di campo".

L'esito del dramma non è sicuramente didascalico: "Come gruppo di lavoro prosegue Francesco Frangipane - cerchiamo sempre di portare in scena storie che non siano a tesi, che abbiano un finale aperto soprattutto verso le domande

che lo spettatore può farsi: osservando la famiglia di questa storia ogni spettatore è spinto a chiedersi come si sarebbe comportato, quale sorella sarebbe stata e soprattutto se quella sorella sarebbe stata la migliore".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica