Scatta l’«alta sorveglianza» su cantieri e appalti dell’Expo

«Filippo Penati? Un politico spregiudicato che usava il capitale pubblico, ovvero i soldi di tutti, per favorire il proprio gruppo di potere. Il partito». Gabriele Albertini era sindaco quando l’oggi candidato alla Regione del centrosinistra guidava la Provincia.
Onorevole Albertini, si dice che da sinistra arrivino buoni amministratori.
«Buoni amministratori? Non mi sono mai capacitato di come un buon amministratore potesse far spendere 238 milioni di euro solo per far fuori il Comune».
Parliamo della lite con Penati per il controllo di Serravalle?
«Nessuna lite. Hanno speso quei soldi solo per il controllo di una società che già controllavano, grazie al patto di sindacato col Comune».
E allora perché li spesero?
«Il Comune nominava un presidente di garanzia e aveva una funzione di controllo. E questo a Penati non piaceva, lo disturbava».
Disturbava che cosa?
«L’assunzione di consulenti e dirigenti che facevano lievitare di molto i costi del personale».
La Serravalle ne aveva bisogno.
«Tutte assunzioni clientelari».
C’è altro?
«Gli appalti. Il Comune chiedeva che fossero messi a gara e loro facevano il giochetto Valdata-Itinera».
Spieghi.
«Utilizzavano una società controllata da Serravalle per aggirare l’obbligo delle gare e assegnare i lavori a società del gruppo Gavio. E poi c’erano i contenziosi sulle opere pubbliche, con società del gruppo Gavio, transati a cifre palesemente al di sotto del dovuto. E sempre ovviamente favorevoli all’appaltatore».
Non un bel quadro il suo.
«Un quadro che spiega perché Penati fosse infastidito dai controlli del Comune. Voleva mano libera per coltivare clientele e potere».
Non era legittimo che la Provincia controllasse un’infrastruttura strategica per il territorio?
«Il controllo c’era già, col Comune. Nessun buon motivo per spendere 238 milioni. Se non il potere».
Chi ci guadagnò?
«Per Marcellino Gavio furono 176 milioni di euro esenti da imposte grazie alla legge Tremonti».
Lei disse che con le plusvalenze di Serravalle, Gavio appoggiò la scalata di Consorte alla Bnl.
«Lo dicono le cifre. Nei giorni in cui guadagnava 176 milioni, Gavio ne mise 50 nella cordata Unipol. Lascio agli altri le interpretazioni, faccio solo considerazioni».
Altre considerazioni?
«Guido Roberto Vitale era l’advisor di Consorte nell’operazione Unipol e anche quello della Provincia che certificò la correttezza del prezzo a cui Penati comprò, strapagandole con un sovrapprezzo del 30 per cento, le azioni Serravalle».
I periti del tribunale fissarono il prezzo a 6,58 euro, mentre la Provincia pagò 8,831 euro per azione.
«Le cifre sono chiare. Ma non è tutto. Ci sono le dichiarazioni di un assessore che parla di una vicenda seguita con interesse dai massimi vertici del partito e necessaria per la campagna elettorale».
I magistrati lo sanno?
«Lo sanno e non hanno nemmeno chiamato quell’assessore».
Ma questo cosa significa?
«Che i 176 milioni di Gavio dovevano in qualche modo ritornare a chi glieli aveva fatti guadagnare».
E quindi?
«Una vicenda torbida. L’amministratore Penati non aveva a cuore l’interesse pubblico, ma solo il potere e il vantaggio del suo partito».
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