Di scena anche le magiche visioni di Fleur Jaeggy

Fleur Jaeggy ha pubblicato rari e indimenticabili libri. Dal 1968 a oggi sono usciti presso Adelphi sette suoi titoli, tutti scritti con «una penna» che, secondo il poeta e Premio Nobel per la letteratura Iosif Brodskij, è come «il bulino di un incisore». Lo stile di questa autrice svizzera di origine italiana è scarno e lancinante: le parole sembrano davvero incise nella pagina con un tratto sottile e persistente, il lessico mescola reminiscenze arcaiche a echi germanofoni, la punteggiatura è talmente cesellata da evocare un ritmo calibrato e allusivo. Fleur Jaeggy partecipa molto di rado a manifestazioni letterarie. Oggi (ore 17) sarà tuttavia ospite di Parolarioa Como per presentare, insieme con Raffaella Castagnola, il suo più recente libro. In «Vite congetturali», da poco edito da Adelphi, sono raccolti tre testi dedicati ad autori dell'Ottocento che sono rimasti in parte nell'ombra. Si tratta di «tre minuscoli romanzi», come recita il risvolto di copertina, in cui la Jaeggy ha condensato le biografie di Thomas De Quincey, John Keats e Marcel Schwob. I tre scrittori sono accomunati da una visionarietà che tende a sconfinare nell'allucinazione, da una malinconia densa e a volte tenebrosa che li spinge a scrivere testi diversissimi, dai quali però traspare sempre una certa familiarità con la morte. La Jaeggy stila delle biografie lapidarie partendo dall'infanzia, il momento in cui si manifesta la vocazione alla letteratura, e poi ripercorrendo le vite degli autori attraverso dettagli «congetturali», particolari che aprono uno squarcio fantastico nella loro quotidianità. Dalla lettura del libro restano delle immagini icastiche, delle definizioni in bilico tra cronaca e metafisica, delle visioni che sembrano impresse nella carta dal bulino di un eccellente incisore.