Quella di iscrivere Milano alla «gara» indetta dal ministero dello Spettacolo e vinta da Napoli per aggiudicarsi il primo «Teatro Festival Italia» è stata una pessima idea. Un'idea non da milanesi; che anzi umilia la città. Una città che di solito non si mette in fila per ottenere sovvenzioni e benefici dal governo, dal quale deve solo pretendere, e con la massima energia, ciò a cui ha diritto.
Come si può pensare che la produzione, la tradizione e il prestigio di Milano in campo teatrale - inutile fare nomi, l'elenco sarebbe troppo lungo - sia confrontabile con quello di altre città? E allora perché accettare la comparazione soprattutto se a farla è un arbitro, il ministro di Rutelli, politicamente non imparziale e sfacciatamente ostile alla città? Come non dare per scontato che quando c'è di mezzo Napoli la politica romana trattiene a stento la lacrimuccia che le sgorga da quell'occhio di riguardo che certi genitori pietosi hanno per il figliolo un po' disgraziato? Appena ho saputo della gara e chi vi partecipava ho scritto il nome del vincitore su un foglio consegnato in busta chiusa ad un amico che ora posso portare a testimone della fin troppo facile profezia. (...)
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