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Amber Glenn come Malinin, un salto sbagliato e le lacrime in pista: dal buio della depressione al coraggio del coming out, chi è la stella Usa del pattinaggio

Tre volte campionessa, Amber Glenn ha affrontato depressione, ansia e disturbi alimentari prima di tornare a competere ai massimi livelli. Il messaggio della pop star Madonna

Amber Glenn come Malinin, un salto sbagliato e le lacrime in pista: dal buio della depressione al coraggio del coming out, chi è la stella Usa del pattinaggio

Le ultime note di “Like A Prayer” riempiono il palazzetto. Poi il silenzio. Amber Glenn si inginocchia sul ghiaccio, si porta le mani al petto e lascia scorrere le lacrime. Non prova nemmeno a trattenerle. L’ovazione del pubblico la accompagna fuori dalla pista, mentre lei stringe forte il suo allenatore, Damon Allen. Per la seconda volta in pochi giorni a Milano, la pattinatrice americana si scioglie in un pianto che racconta tutto, pressione, sogni, paure. E un errore che pesa come un macigno.

Il sogno olimpico infranto nel programma corto

Glenn arrivava al programma corto delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 con concrete ambizioni di medaglia. A 26 anni, è la statunitense più quotata del circuito e la più “anziana” americana a gareggiare nel singolare femminile olimpico da quasi un secolo.

L’inizio della sua esibizione è brillante, il triple axel, salto difficilissimo che solo poche atlete al mondo padroneggiano, è pulito, sicuro, applaudito. Ma nel giro di pochi secondi tutto cambia. Il triple loop, elemento chiave del programma, si trasforma in un incubo, errore grave, zero punti. Il punteggio finale, 67.39, la fa scivolare al 13° posto. Quando lo legge sul tabellone, si copre il volto con le mani. I sogni d’oro sembrano dissolversi all’improvviso.

Il parallelo con Ilia Malinin

Non è la prima volta, in questi Giochi, che un favorito americano crolla sotto il peso delle aspettative. Pochi giorni prima era toccato a Ilia Malinin, grande favorito per l’oro, chiudere la sua gara tra cadute e delusione. “Mi sentivo come se tutti i momenti traumatici della mia vita mi stessero travolgendo”, ha raccontato Malinin ai giornalisti. “C’erano così tanti pensieri negativi che non sono riuscito a gestirli”. Parole che sembrano descrivere anche lo stato d’animo di Glenn. Perché nel pattinaggio artistico il confine tra controllo e crollo è sottilissimo. E quando la mente vacilla, il corpo la segue.

La battaglia contro i demoni interiori

Amber Glenn non è nuova alle montagne russe emotive. Da giovane, tra il 2013 e il 2014, conquista medaglie nel circuito del Grand Prix. È considerata un talento fenomenale. Poi, improvvisamente, si ferma.

Depressione, ansia, disturbo alimentare, una spirale che la costringe ad allontanarsi dal ghiaccio. Nel 2016 decide di tornare. È una risalita lenta, faticosa. Ma nel 2019 torna a vincere medaglie internazionali e diventa tre volte campionessa statunitense, prima americana a riuscirci dai tempi di Michelle Kwan. La sua carriera è la dimostrazione che il talento da solo non basta, serve resistenza mentale, capacità di rialzarsi e la volontà di affrontare le proprie fragilità.

Il coming out

Nel 2019 Glenn fa coming out come bisessuale e pansessuale, diventando una delle voci più visibili del pattinaggio americano a sostegno della comunità LGBTQ+. Alla vigilia dei Giochi di Milano aveva dichiarato che la comunità LGBTQ+ sta “attraversando un momento difficile durante la presidenza di Donald Trump”, rispondendo a una domanda sui diritti civili. Ha raccontato di aver ricevuto minacce di morte e di come l’odio sui social abbia in parte offuscato l’entusiasmo per la sua prima Olimpiade.

Il peso delle aspettative sportive si intreccia così con quello dell’esposizione pubblica. “La gente pensa che siamo sovrumani”, aveva detto Malinin prima dei Giochi. “Ma non lo siamo, siamo solo umani”. Forse è questa la chiave per leggere le lacrime di Amber.

L’attesa nel “Kiss and Cry”

Subito dopo l’esibizione, Glenn si rifugia nel “Kiss and Cry”, l’area dove gli atleti attendono i punteggi. Gli occhi sono rossi, la voce rotta. “Avevo tutto”, sussurra, riferendosi a un programma che fino a quel momento era perfetto. Il suo allenatore, Damon Allen, la abbraccia e prova a scuoterla: “Non è finita”. Perché resta ancora il programma libero da quattro minuti. E nello sport, finché c’è una gara, c’è una possibilità.

Le “Blade Angels” e il sostegno delle star

Glenn non è sola. Con le compagne Alysa Liu e Isabeau Levito ha formato il trio soprannominato “Blade Angels”. Intorno a loro si è creato un inatteso sostegno anche dal mondo dello spettacolo. Taylor Swift ha prestato la voce per uno spot televisivo che le celebrava, mentre la questione dei diritti musicali ai Giochi ha costretto molti pattinatori a cambiare programma all’ultimo minuto. Nel caso di Glenn, però, la scelta musicale è rimasta. E proprio quella musica ha innescato qualcosa di speciale.

Il messaggio della pop star Madonna

Poco prima di scendere sul ghiaccio, Glenn ha ricevuto un video inaspettato da Madonna, la “Regina del Pop”. La cantante aveva visto un filmato dell’atleta esibirsi sulle note di “Like a Prayer” e ha voluto incoraggiarla personalmente: “Devo dirtelo, ne sono rimasta sbalordita. Sei una pattinatrice incredibile. Così forte, così bella, così coraggiosa. Non riesco a immaginare che tu non possa vincere. Voglio solo augurarti buona fortuna. Vai a prenderti quell’oro”.

Guardando il video, Glenn si è coperta la bocca per la sorpresa: “Sono sotto choc. Sto letteralmente tremando. Oh mio Dio”. Non è stata una preghiera, ma un desiderio. Un sogno affidato a una canzone.

E anche se il programma corto non è andato come sperava, Amber Glenn ha già dimostrato che il suo percorso va oltre un salto sbagliato. Perché dietro quelle lacrime non c’è solo delusione, c’è la storia di un’atleta che continua, nonostante tutto, a scegliere il ghiaccio.

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