Statue che ‘lacrimano sangue’: la fisica del Cicap spiega perché

La dottoressa Sofia Lincos racconta a ilGiornale.it come approcciarsi alle “lacrimazioni prodigiose” note alle cronache dai tempi degli antichi Romani. Che siano fenomeni naturali o manomissioni, si può rispondere con la scienza.

Statue che ‘lacrimano sangue’: la fisica del Cicap spiega perché

Sembrano accadimenti inspiegabili ma spesso non lo sono affatto: a spiegare come può succedere che delle ostie ‘sanguinino’ o delle statue votive ‘lacrimino’ è Sofia Lincos, laureata in fisica e collaboratrice del Cicap dal 2005, che si interessa da anni di leggende metropolitane, creepypasta, bufale e storia delle pseudoscienze. La sua arma? Il metodo scientifico.

Nato nel 1989 da iniziativa di Piero Angela e un gruppo di scienziati, intellettuali e appassionati, il Cicap ha l’obiettivo di promuovere un'indagine scientifica e critica nei confronti del paranormale e dei misteri: erano i tempi di Uri Geller e della parapsicologia. Negli anni, l’ambito di azione del comitato si è allargato anche alle pseudoscienze, al complottismo e all’insolito.

Come si possono spiegare con la scienza i ‘miracoli’ sugli oggetti religiosi? In particolare, come fa una statua a piangere o a lacrimare sangue?

"Le lacrimazioni possono essere naturali o possono essere delle messe in scena. Nel primo caso, occorre capire che tipo di liquido potrebbe essere: spesso le lacrime si rivelano semplicemente condensa o umidità assorbita dal materiale poroso con cui è realizzata la statua. In un caso del 2001, il liquido che colava dal volto di una statua della Madonna si è rivelato essere resina: era la colla che teneva in posizione l’occhio della statua, e che si era sciolta per via del caldo. Nei casi di “sanguinamento” di ostie e altri materiali organici, occorre verificare che non si tratti di una contaminazione di Serratia marcescens, un batterio che è in grado di produrre un pigmento rossastro. Il più delle volte, comunque, il liquido viene messo sulla statua da qualcuno. In questi casi un esperimento semplice che si può fare è mettere l’oggetto in una teca protetta da sigilli anti-manomissione e verificare se la lacrimazione si ripresenta. Questo permette di capire facilmente se il fenomeno è naturale oppure no".

Quando si è appassionata a questi fenomeni?

"Quando studiavo fisica all’università mi sono imbattuta in un training del Cicap. In breve mi sono trovata a fare cose piuttosto inconsuete: camminare sui carboni ardenti, dimostrare al pubblico come ci si può sedere su letti di chiodi o verificare i poteri dei rabdomanti. Quello che vorremmo è aiutare chi ha a che fare con fenomeni inconsueti a capire meglio cosa sta succedendo, utilizzando un approccio scientifico. Poi, ovviamente, ognuno è libero di avere la propria visione del mondo. Personalmente sono piuttosto interessata ai temi delle leggende metropolitane e della corretta informazione, ambiti nei quali faccio divulgazione: sono convinta che conoscere la storia della scienza, le ragioni per cui alcune idee si sono rivelate poi dei vicoli ciechi e quali invece hanno resistito nel tempo possa insegnarci moltissimo sul metodo scientifico. Sapere che le 'lacrimazioni prodigiose' non sono un fenomeno recente, ma che già ai tempi degli antichi Romani c’erano statue che piangevano, sudavano e sanguinavano può aiutarci ad esempio a vedere i fenomeni odierni in una prospettiva più ampia, senza lasciarsi coinvolgere eccessivamente".

Le segnalazioni riguardano solo l’iconografia religiosa o anche altri fenomeni apparentemente inspiegabili?

"Le segnalazioni che ci arrivano riguardano fenomeni molto diversi tra loro: fotografie di UFO o fantasmi, oggetti strani avvistati in cielo, esperienze misteriose. Il Cicap è strutturato in gruppi tematici, tra cui ce n’è uno che si occupa specificatamente di indagini. Alcune persone ci contattano perché sono convinte di aver poteri paranormali e vorrebbero sentire anche un punto di vista scientifico: ci scrivono presunti rabdomanti, sensitivi, pranoterapeuti... In questi casi noi li aiutiamo a verificare se il fenomeno c’è davvero o se si tratta di suggestione".

Da chi arrivano le segnalazioni e con che frequenza?

"Riceviamo circa un centinaio di segnalazioni all’anno. Tra queste, le manifestazioni legate al paranormale religioso sono solo una piccola parte, circa una-due. Chi si rivolge a noi è in genere in assoluta buona fede: si tratta di persone che si sono trovate di fronte qualcosa che non si riescono a spiegare, e che vorrebbero capire meglio. Noi li aiutiamo spiegando qual è l’approccio scientifico, la posizione della comunità scientifica sul tema e - quando possibile - suggerendo soluzioni al “mistero” o metodi per verificare meglio quanto accaduto".

Quanto tempo ci si può impiegare per individuare le cause di un fenomeno?

"Dipende dalla tipologia di fenomeno. La maggior parte delle “foto misteriose” trova una spiegazione quasi immediata: ormai abbiamo un’ampia casistica e sappiamo quali sono le tipologie di oggetti o artefatti fotografici che possono dar l’impressione di aver ripreso qualcosa di anomalo. Se invece è necessario avviare una sperimentazione la procedura è più lunga: si stende un protocollo di indagine che deve soddisfare sia noi, sia la persona interessata. Ci sono comunque casi che richiedono tempi lunghi, per la stessa natura dei fenomeni da verificare. Mi viene in mente il caso di un sensitivo che sosteneva di sognare frequentemente numeri del lotto che poi venivano estratti. La sperimentazione è durata oltre un anno, perché occorreva aspettare che i sogni si manifestassero. Quando accadeva, la previsione veniva registrata, e si procedeva poi a verificarne l’uscita. Purtroppo, a conti fatti, si è visto che il fenomeno non aveva nulla di misterioso: il sensitivo tendeva a ricordare più facilmente i successi rispetto ai casi in cui i suoi numeri non erano usciti. Registrando con cura le previsioni, si è invece visto che i numeri indovinati erano esattamente quelli che ci si aspetterebbe andando a caso. Questo tipo di errori di percezione capita spesso, ed è per questo che è necessario verificare i fenomeni in modo rigoroso e con un approccio scientifico".

Quali sono stati i casi più complessi da analizzare?

"I casi più complicati sono quelli che hanno a che fare con dinamiche familiari problematiche: può accadere ad esempio che bambini e adolescenti simulino casi di poltergeist (oggetti che sembrano mossi dagli spiriti) per poter attirare l’attenzione dei familiari. In questi casi, più che spiegare il “mistero”, occorre far capire con la giusta delicatezza ai genitori che non si tratta di un fantasma, ma di un segnale di disagio che va compreso, magari anche con l’aiuto di uno psicologo. A volte le soluzioni ai misteri che ci vengono sottoposti sono abbastanza sorprendenti. Mi ricordo ad esempio un caso di un giovane che lavandosi i denti si era trovato in bocca un paio di minuscole placchette di metallo. Abbiamo scoperto che non si trattava di “impianti alieni” (dispositivi che secondo alcuni ufologi verrebbero inseriti chirurgicamente nelle vittime di rapimenti extraterrestri), ma di lastrine usate in alcuni spazzolini per fissare alla base le setole delle spazzole. In un altro caso, una luce vagante avvistata di notte in campagna si è rivelata più semplicemente un cane: il proprietario lo aveva munito di un collare a led, per impedire che fosse investito quando veniva lasciato libero di scorrazzare nei campi intorno a casa. Si era però dimenticato di avvisare il vicinato, destando un certo allarme in chi aveva visto la luce che si muoveva velocemente a zig-zag".

Quale quello di maggiore soddisfazione?

"La maggior parte dei casi richiede comunque approcci più semplici. Un caso di cui mi sono occupata personalmente è quello della cosiddetta “Bibbia alchemica”, che ci è stato sottoposto da una delle impiegate della Biblioteca civica di Cuneo. Nel fondo storico avevano trovato una Bibbia del Cinquecento, che su una delle pagine bianche riportava alcuni appunti scritti a mano. Si trattava di una “ricetta” di alchimia, ma alcune parole apparivano incomprensibili. Ho scoperto che si trattava in realtà di un codice abbastanza semplice e ho così decifrato le parole criptate, che si sono rivelate quelle degli “ingredienti” da usare (acciaio, calce viva, sale di soda, vetriolo). Il procedimento doveva servire a raffinare progressivamente i metalli fino a trasformarli in oro, un’operazione che oggi sappiamo impossibile. Ma poter leggere per la prima volta il testo completo dopo così tanti secoli è stata un’emozione difficile da descrivere".

Lei è anche caporedattrice della rivista Query Online: qual è la sfida più grande nel divulgare?

"La sfida più grande, nell’ambito della divulgazione, è forse quella di far comprendere la complessità di alcuni argomenti: la scienza non dà sempre responsi rapidi e assoluti, e questo può essere un po’ frustrante per chi ha bisogno di una risposta.

Per questo chi “vende” soluzioni semplici - anche se sbagliate - ha spesso più probabilità di essere ascoltato. Affidarsi alla scienza permette invece di non sprecar tempo e denaro dietro a queste soluzioni, che si rivelano poi delle semplici illusioni".

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