Europei 2012

Sconfitti ma non delusi Italia, grazie lo stesso

Gli spagnoli ci battono 4-0 e vincono l'Europeo: i più forti sono ancora loro. Ma la nostra nazionale è arrivata fino alla finale. E nessuno osava sperarlo

Sconfitti ma non delusi Italia, grazie lo stesso

L’Italia s’è mesta. Ciao Europa, i campioni sono loro. Ci inchi­niamo ai più forti. Secondi die­tro questa Spagna è il massimo possibile. Oltre non si va, né noi, né gli altri. Ab­biamo sognato, ci hanno svegliati. Ci abbiamo creduto, ci hanno fatto ricredere.Non c’è trippa per noi.Ri­mettiamo negli armadi le bandie­re: sconfitti, quindi delusi. Non in­felici, però. Oggi è il giorno delle do­mande e delle certezze: ci chiedere­mo se è colpa nostra o se è merito degli spagnoli. Ognuno avrà la sua risposta: ovvio, scontato, banale. È il rito del post, nel quale ciascuno di noi ha la spiegazione. Tutti pieni di «avremmo dovuto», gonfi di «Prandelli ha sbagliato». Diremo: e Balotelli, e Cassano, e Chiellini, e questo e quello. I cambi, sì, i cambi. Tutto legittimo, sì.

Però la verità è che la Spagna è meglio di noi. Se­condi e unici ad aver fatto un gol al­la Spagna, nella prima partita. Chis­senefrega ora. Sono cose che servo­no agli statistici non ai tifosi. Qui ci sono facce tristi, tricolori che gron­dano dai visi. Abbiamo sudato per­ché ci hanno fatto penare. Canta Madrid, mentre Roma è muta. Can­ta Barcellona, mentre Milano im­preca. Stavolta il coro non è nostro: «Po-po-ro-po-po-po-pooo; Po­po­ro-po-po-po-pooo».

È la stessa melodia di Berlino 2006, solo che adesso suona malis­simo. Canta una Spagna che non riesci a maledire. Non è né la Ger­mania della semifinale, né la Fran­cia di Zidane. Questi ti fanno invi­dia. Applausi, dai. Se c’è qualcuno da cui perdere allora è meglio per­dere con questa Spagna. Noi sia­mo qui, primi degli umani. Meglio di come avremmo potuto immagi­nare. Perché eravamo partiti che neanche avremmo dovuto disfare le valigie. C’era diffidenza, c’era puzza sotto al naso, quella strana sensazione che accompagna spes­so le nostre spedizioni calcistiche. Normale, si diceva: veniamo da una stagione mediocre.

Abbiamo fallito tutto quello che si poteva fal­lire: la Champions e l’Europa lea­gue. Abbiamo un campionato che è inferiore oggi a quello inglese, a quello spagnolo e a quello tedesco. Questo siamo. Lo sappiamo, ma troppo spesso ce lo neghiamo. Que­sto siamo, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. Non serviva nean­che la botta del calcioscommesse e di tutto quello che gli sta attorno. Gli scandali che accompagnano il nostro pallone sono soltanto il co­rollario. Sono l’aggiunta ai guai che abbiamo a prescindere.

Eravamo pronti a uscire anche al primo turno. Forse qualcuno ci sperava pure. L’hanno anche det­to, l’hanno anche scritto. Godran­no i gufi, adesso. Alla loro faccia te­niamoci questa medaglia d’argen­to. Quella che abbiamo maledetto nell’Europeo 2000 e al mondiale ‘94. Quella che fa piangere, che gli altri di solito indossano un secon­do e poi buttano via. Invece no. Tie­nila al collo, Gigi. Tienila e falla ve­dere. Buffon, lui. Il capitano, il più discusso alla vigilia, colpito dalle accuse e dalle cattiverie. L’hanno ti­rato in ballo: scommettitore da fan­tascienza. Gigi ha parato. I palloni, le cattiverie, i sassolini che adesso si toglierà. Mostra il trofeo dei se­condi, Buffon. Questo vale molto più del solito. Vale tanto. Ce la sia­mo giocata. È finita tardi, il più tar­di possibile, il più tardi immagina­bile. Anzi, oltre. Ci sono sconfitte e sconfitte. Questa è amara, ma più dolce di altre. Perdere contro chi è più forte ti fa sentire meno sfigato.

È stato un mese di calcio vero. Di calcio senza veleni. Questa non era la migliore Italia degli ultimi trent’anni, ma è stata la nazionale ditutti.L’ultimavoltacheabbiamo vinto un Europeo,nel 1968,l’abbia­mo fatto in casa, arrivando in finale dopo aver vinto una partita con un sorteggio. Non il massimo della tra­sparenza, né il massimo della vita. Questo secondo posto, oggi, vale forse più di quel primo. Era più diffi­cile arrivare a Kiev, che prendersi quella finale di Roma. Abbiamo battuto l’Inghilterra,abbiamo umi­liato la Germania. Essere tristi va bene, essere delusi pure. Però, che vuoi? Ci gira ancora la testa. Dov’è la palla? Ce l’hanno gli spagnoli. L’hanno avuta ieri, sempre. Noi a impazzire dietro la loro bravura. Ci cantano «arrivederci». Sì, ciao, alla prossima. Perché non può andare sempre così. Bravi. Noi siamo cam­pioni in seconda. Beviamocela alla loro salute. Fa sorridere e fa dimen­ticare più in fretta.

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