"C'era molta rabbia" e "ci siamo difesi dalle manganellate": è la sostanza delle dichiarazioni di 14 indagati negli interrogatori di ieri (preventivi e di garanzia) davanti al gip Giulia D'Antoni. Si tratta di antagonisti ed esponenti dei centri sociali che il 22 settembre hanno partecipato all'assalto e agli scontri della stazione Centrale al termine di un corteo pro Pal.
Per alcuni di loro le misure cautelari, non detentive, sono scattate una settimana fa. Per altri le richieste del pm sono pendenti, appunto in attesa dell'interrogatorio. Le accuse vanno da resistenza aggravata, a lesioni ai danni di alcuni agenti, fino a interruzione di pubblico servizio e porto abusivo di armi improprie. Le misure già disposte sono obbligo di dimora e di firma. Gli indagati, difesi dagli avvocati Guido Guella e Mirko Mazzali, depositando anche memorie scritte hanno cercato di "contestualizzare quei fatti", spiegando "il perché delle condotte contestate". Hanno tra i 20 e i 69 anni. Tutti hanno risposto alle domande de gip che ha firmato l'ordinanza dopo le richieste del pm Francesca Crupi che ha coordinato le indagini della Digos. Quella "guerriglia", aveva scritto il giudice, è stata "l'espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato" e di "ravvisare nella tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza un limite alla libera manifestazione del pensiero".
La linea difensiva: stavano "manifestando per Gaza e per la Palestina e contro il genocidio e c'era molta rabbia". Nei prossimi giorni il giudice dovrà decidere se disporre o meno misure - e di che tipo - per gli indagati per cui le istanze della Procura sono pendenti. Ci sono anche quattro richieste di arresti domiciliari.