«Alla scuola araba abbiamo già detto no»

È gestita dall’associazione «Insieme»: «Stiamo lavorando con trasparenza»

Augusto Pozzoli

In via Ventura 4, a Lambrate, in un ex centro di formazione professionale dell’Enaip, stanno per essere ultimati i lavori per rendere a norma la struttura che dal prossimo 15 settembre accoglierà 150 bambini e ragazzini che seguiranno i corsi della scuola straniera bilingue, araba e italiana. A dirigerla una professoressa italiana, Lidia Acerboni.
«Stiamo facendo tutto quanto la legge ci richiede per gestire questo tipo di iniziativa – dice Pietro Farneti, membro dell’associazione “Insieme” che, col beneplacito del consolato egiziano, ha dato vita alla nuova scuola –. Un’operazione di assoluta trasparenza su cui cerchiamo il massimo consenso. La scuola sarà intitolata a Nagib Mafhuz, il Premio nobel egiziano della letteratura appena scomparso a 94 anni nella sua casa in riva al Nilo». Sono previste classi di scuola elementare e scuola media. Gli iscritti sono figli di famiglie egiziane, tunisine, algerine, marocchine. Intanto si stanno perfezionando tutte le procedure previste dalla legge italiana per attivare i corsi. La pratica è nelle mani del direttore scolastico regionale Mario Dutto che, a sua volta, ha già chiesto un parere al nostro Ministero degli esteri. Anche il Comune vuol fare la sua parte: «Sto aspettando la documentazione sullo stato di agibilità della struttura – dice Mariolina Moioli, assessore comunale alla Famiglia, alla scuola e ai servizi sociali –. Agirò in stretto contatto con il direttore Dutto. Ci stiamo muovendo con grande prudenza, ma se tutto sarà in regola non potremo obiettare nulla». In maggio però fu proprio il Comune a dare parere negativo al nuovo istituto: «Il 9 maggio scorso - ricostruisce il vicesindaco Riccardo De Corato - l’Ufficio scolastico regionale e l’Ufficio parità scolastica chiesero un sopralluogo al settore edilizia. La risposta fu negativa: non c’erano requisiti in materia di edilizia scolastica. Ma avevamo detto subito che saremmo stati pronti ad esaminare un nuovo progetto». Che però, da allora, non è mai arrivato.
Lidia Acerboni dal canto suo è già in contatto con Susanna Mantovani, preside della facoltà di Scienze della formazione della Bicocca per avere la sua consulenza scientifica in modo da assicurare alla nuova scuola il massimo delle competenze. Sarà in ogni modo una sfida interessante perché vedrà in campo insegnanti egiziani abilitati nel loro Paese d’origine e insegnanti italiani in possesso di tutti i requisiti di legge per svolgere la loro attività. «Il nostro – dice ancora Pietro Farneti – è un importante contributo per sostenere la giusta integrazione degli immigrati. Non a caso stiamo studiano insieme all’Enaip e ad altre associazioni qualificate la possibilità di realizzare al pomeriggio dei corsi per far conoscere oltre che la nostra lingua, le nostre leggi e la nostra Costituzione. Una scuola per immigrati per arrivare a raggiungere una cittadinanza italiana consapevole e responsabile».