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Se la giustizia non difende dalle violenze

Le decisioni in questione sono due: la prima è una sentenza del Tribunale di Brescia, che ha condannato a 5 anni un bengalese per atti sessuali contro una minore

Se la giustizia non difende dalle violenze
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Bisogna proprio avere sangue ghiacciato nelle vene, freddo non basta, perché queste due recenti vicende non lo facciano ribollire a 100 gradi. Che rabbia ritrovarsi ancora di fronte a decisioni simili di certa magistratura mentre ripetiamo scandalizzati che il #metoo è un ricordo e che i bambini vanno tutelati (sì, come quei poverini della casa del bosco, che vergogna).

Le decisioni in questione sono due: la prima è una sentenza del Tribunale di Brescia, che ha condannato a 5 anni un bengalese per atti sessuali contro una minore. Aveva 10 anni la bambina e dopo quella violenza è rimasta incinta ed è stata sottoposta ad aborto terapeutico perché non ci lasciasse la pelle. Avete letto bene, 10 anni, l'età della quinta elementare; lui ne aveva 29. Il pm aveva chiesto che fosse riconosciuta la violenza sessuale: invece no, all'uomo non sono state addebitate né coercizione né minacce nei confronti della piccola, come se il loro fosse un rapporto consensuale. Non mi soffermerò ora sull'immensa questione del consenso nei rapporti sessuali (libero, attuale, esplicito, revocabile), è sufficiente ricordare che la differenza di reato fra violenza sessuale e atto sessuale con un minorenne sta però tutta qui. A 10 anni non si è in grado di esprimere consenso, lo dice la Cassazione: si chiama "presunzione legale di invalidità del consenso". Sotto i 14 anni il consenso del minore è in ogni caso giuridicamente irrilevante. È sconcertante che si possa ritenere che una bambina di quell'età abbia in un qualche modo acconsentito ad avere un rapporto. Non sono ancora state rese note le motivazioni della sentenza, ma leggerle non diminuirà certo lo sdegno. Per fortuna Fratelli d'Italia ha annunciato un'ispezione ministeriale per capirne di più e mi avvilisce che la Giunta esecutiva sezionale di Brescia dell'Associazione Nazionale Magistrati abbia protestato auspicando che "i comportamenti di chi riveste ruoli istituzionali siano ispirati alla grammatica della separazione dei poteri" e "rispettosi dell'autonomia della magistratura". Qui non serve la grammatica, qui siamo all'abc: un uomo, un qualsiasi uomo che a 29 anni mette incinta una bambina di 10 è un violentatore.

La seconda vicenda è un'archiviazione richiesta dalla Procura di Biella, che ha rispedito al mittente la querela di una donna contro il suo diretto superiore. I due lavoravano da anni insieme in un lanificio: secondo la donna, dopo numerosi episodi di mobbing e condotte odiose come battute a sfondo sessuale, frasi moleste e anche un siparietto durante il quale l'uomo sarebbe rimasto in mutande, per mostrare il rigonfiamento di un'ernia inguinale, il superiore le avrebbe toccato il seno. Attenzione, però, e questo è il ragionamento della Procura: "non è chiaro se il toccamento", avvenuto in maniera "repentina", sia stato proprio "sul seno, che è zona erogena", o "immediatamente sotto".

Ah beh, certo sarebbe tutta un'altra solfa se non era proprio il centro della mammella, se non era il capezzolo ma il bordo inferiore del seno Sapete che per la scienza fra le zone erogene ci sono anche il retro delle ginocchia, i palmi della mani, i piedi? Che la toccata sia stata centrata o sbilenca è lo stesso: è stata riconosciuta, basta e avanza.

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