Se invece delle ricche consulenze finanziassero i restauri

Se invece delle ricche consulenze finanziassero i restauri

Caro Lussana, leggo sul Giornaleche al Ministero dei Beni Culturali esistono 192 (dico centonovantadue) dirigenti che sono mediamente retribuiti con 80 (dico ottanta) mila euri l’anno a testa.
Confesso che sono rimasto perplesso. E mi sono posto qualche domanda.
Per restaurare un prezioso, piccolo crocifisso d’altare settecentesco, la Confraternita di S. Chiara di Bogliasco, alla quale appartengo, pagherà a un laboratorio privato 8.000 euri. La Soprintendenza ci ha autorizzato il lavoro, ma ovviamente il ritornello che sentiamo sempre ripetere è il solito: «soldi non ce ne sono, il Governo ci taglia i fondi, non sappiamo come fare». Così noi ci industriamo organizzando cene benefiche, pitturando le ringhiere per il Comune, rivolgendoci alle Banche e forse prima o poi riusciremo a raccogliere questi soldi.
La prima domanda che mi viene in mente però, è questa: se ognuno di questi signori dirigenti rinunciasse a 1000 (dico mille) euri (un ottantesimo della sua retribuzione annua) quanti crocifissi d’altare si potrebbero restaurare in Italia? Almeno dieci.
La seconda domanda: ma il signor Francesco Scoppola (prendo un nome a caso nella lista pubblicata) che è retribuito con 166.745,52 euro annui che cosa fa per guadagnare più di 80 euri all’ora? Com’è la sua giornata lavorativa? a che ora inizia? a che ora finisce? cosa decide di tanto importante rispetto a un operaio che di euri ne guadagna, se va bene 10?
Ultima domanda: dopo questa finanziaria di quanto sarà ridotta la loro retribuzione?
Naturalmente ho parlato di Beni Culturali, ma leggendo i dati della vostra inchiesta il discorso è estensibile a tutta quelle pletora di «dirigenti», «direttori» e «burosauri» in genere, che vivono alle nostre spalle. Ho lavorato per 38 anni in aziende private, mi voglia scusare se ho il dente avvelenato verso la burocrazia pubblica.

Immagine strip mobile Immagine strip desktop e tablet

Commenti