Se l'immondizia spaziale diviene fonte di ricchezza

I preziosi detriti che precipitano dopo i lanci dal cosmodromo sono la manna per l'economia locale

da Pleseck (Russia)

È una vera manna abramitica che cade dal cielo a ogni missione aerospaziale del vicino cosmodromo che prende il nome dalla città. Per Dimitri, Sergej, Antonov e tanti altri abitanti della periferia di Pleseck è un lavoro. Nel piccolo borgo nell'immensa regione della «Oblast» di Arcangelo, profondo Nord della Russia europea, non si spreca nulla di ciò che cade dal cielo. Gli uomini del villaggio a ogni lancio dal vicino Cosmodromo di Pleseck, rimangono in attesa, col naso all'insù, per vedere, cinicamente, in una nuvola fluorescente d'idrogeno, se il razzo esplode (come capita più sovente di quanto è rivelato dall'informazione ufficiale). E, se non esplode, lascia volutamente dietro di sé alcune parti che, invece di cadere nel mare di Barents vicino, per un errore di calcolo precipitano più a sud, sui loro tetti e le loro campagne, nel distretto di Mezensky, punteggiando il terreno come tanti mozziconi fumanti.

Il cielo sopra Pleseck è generoso. Restituisce acciaio, rame, alluminio, titanio e se, grattato via con cura e pazienza da alcune componenti elettriche, anche argento e oro. Sono preziose anche molte leghe ultraleggere e polimeri di plastiche costose, le cui fibre sono resistenti a tutto. I metalli rari si vendono alle piccole industrie metalmeccaniche della zona, col resto si riparano le carrozzerie delle automobili o i tetti delle case, ma soprattutto si fabbricano barche per andare a pescare sui laghetti ghiacciati e slitte, chiamate in onore dei razzi spaziali, rocketa. A Pleseck, però, non si fa così cinicamente il tifo per vedere i razzi disintegrarsi in cielo: il vettore è programmato per liberarsi, in sicurezza, delle zavorre, o di alcune parti. E se il vento è complice, li porta sulle loro teste e a Pleseck si fa festa grande. E poi, oggi, la maggior parte dei razzi sono instancabili muletti teleguidati dalla stazione di terra e privi di astronauti. Nessun pilota è condannato a morte. Bucano l'atmosfera terrestre per portare i rifornimenti o parti di ricambio per le stazioni orbitanti. Nessuno perde la vita, sono una perdita economica per la Roscosmos, l'Agenzia Spaziale Russa, detta RSK.

Quando una missione finisce in tragedia e il razzo esplode provocando anche vittime, allora la zona si riempie di militari e ispettori. Tutto diventa off limits. Gli elicotteri sorvolano la pianura, i militari invadono la campagna. Così i raccoglitori dell'immondizia aerospaziale devono attendere che ognuno faccia il suo lavoro, che gli ingegneri del cosmodromo facciano le perizie, che i militari portino via alcune parti del vettore spaziali. Poi, quando le acque si sono calmate, intervengono loro che si considerano degli spazzini ecologici, perché nessuno dei militari raccoglie i detriti (alcuni sono molto tossici), ripulendo una zona amplia come Milano, diventata una discarica aerospaziale, battuta da decine di semi disperati.

Per loro, indomiti raccoglitori, abitanti di una zona, industrialmente depressa, la presenza del cosmodromo assicura un lavoro per tutti, anche se espone i raccoglitori, senza guanto né mascherine, a esalazioni e polveri cancerogene. Rischi che non fermano i raccoglitori, gli spazzini di Pleseck che vivono sincronizzati sul calendario delle operazioni del cosmodromo. Secondo i dati della Roscosmos, dal 26 giugno del 1973 al 9 novembre 2013, le missioni interrotte dall'esplosione o dalla caduta del veicolo aerospaziali, sono state quattro, con 65 astronauti e militari uccisi. Ma secondo gli abitanti di Pleseck che guardano più il cielo sopra il cosmodromo che la tv, sarebbero almeno il triplo.

La maggior parte del raccolto dei detriti avviene prima e durante la stagione invernale, quando i fiumi diventano strade ghiacciate percorribili con le slitte e le rocketa, in lega leggera e resistente, scivolano che è una meraviglia. Attorno Pleseck le autorità non vietano né intervengono, mentre nel vicino distretto di Mezensky, un'ampia area militare riservata, tiene lontani gli spazzini aerospaziali e nessuno senza un permesso può entrarvi. Lungo il perimetro vigilano gli agenti dell'FSB, il servizio segreto russo.

Negli ultimi vent'anni spazzini e detriti sono aumentati grazie all'intensificarsi dell'attività aerospaziale del Cosmodromo di Pleseck. L'ha voluto Vladimir Putin, in qualità di presidente della Russia: dal 2000 ha quadruplicato i lanci e i test missilistici da questa base che è un delle più anziane. Fu costruita in gran segreto e terminata nel 1957 in piena Guerra Fredda, ed è diventata importantissima per il lancio in orbita di satelliti (anche spia). Pur essendo un polo molto operativo fin dagli anni Settanta, Pleseck non ha la popolarità del Cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, gestito dalla RKA, da cui partono gli astronauti per la Stazione Spaziale Internazionale. Ma rimane sempre Pleseck la più famosa e misteriosa aerobase. Da qui decollò il razzo che il 4 ottobre del 1957 collocò in orbita il primo satellite artificiale costruito dall'uomo: pesante 500 chilogrammi, era lo Sputnik 1. Seguito dallo Sputnik 2 con a bordo la sfortunata cagnetta Laika. Ma Pleseck è il cosmodromo dei terribili razzi vettori R-7 Semërka sui quali fu montato il primo missile balistico intercontinentale con testata nucleare capace di volare per diecimila chilometri. Per Leonid Il'ic Brenev dovevano disintegrare gli Stati Uniti, ma fortunatamente furono lanciati solo durante i test militari.

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