«Se non pago niente bambina»

Dieci anni fa erano nati per battersi e promuovere l’affido condiviso. Oggi, dicono con la frustrazione di chi vede poche vie d’uscita, «siamo diventati un’opera di carità». Cercano case a prezzi calmierati o posti letto nelle strutture d'accoglienza per chi dalla propria abitazione è stato sbattuto fuori causa separazione. Due volte al mese distribuiscono derrate alimentari a Milano e Monza: pasta, latte, zucchero, beni di prima necessità rilasciati dai supermercati a fine scadenza ma ancora buonissimi per chi non riesce ad arrivare a fine mese.
Papà senza fissa dimora: sono loro i nuovi poveri di Milano. La Caritas ambrosiana ne conta almeno 50mila in tutta la Lombardia, 1.200 quelli che vivono sotto la soglia dell’indigenza. Un popolo che cresce allo stesso ritmo delle separazioni e divorzi. «Il problema è molto più grave di quanto non appaia - dice Domenico Fumagalli, presidente dell’Associazione Papà separati in Lombardia onlus -. Bisogna dirlo ai metalmeccanici e a tutti gli stipendiati a 1.300 euro al mese: non fate figli e non sposatevi, per voi un divorzio è economicamente insostenibile. Quando ero all’università ho marciato per la legge sul divorzio. Dopo 30 anni e due milioni di sentenze, faremo opposizione a quella legge. Ci stiamo battendo affinché separazioni e divorzi escano dai tribunali. Un sistema giudiziario allo sfascio non può occuparsi di famiglie e di minori: i tempi sono troppo lunghi, le parcelle troppo alte e le condizioni economiche stabilite dai giudici insostenibili».
Eppure la 155 non diceva che nel 95 per cento dei casi la casa coniugale, mobilio compreso, restasse alla ex moglie così come la metà del conto corrente e di tutto il resto. Oggi alla separazione dagli affetti si è aggiunta pesantissima anche quella dagli effetti, che ha portato centinaia di padri a oltrepassare la barriera della povertà. L’associazione ha ottenuto dal Comune di Milano l’uso di due monolocali confiscati alla mafia per aiutare i casi più disperati. «Stiamo cercando di avere più case e alloggi - dice ancora Fumagalli -. Il Comune di Milano e quello di Seregno stanno costruendo la casa dei papà separati, 160 appartamenti, una biblioteca e un giardino in via Calvino a un prezzo simbolico, 150/200 euro al mese. Nel frattempo quelli che si ritrovano in mezzo ad una strada li mandiamo a dormire dai frati».
Padre Clemente Moriggi gestisce due dormitori: «Su 260 ospiti, 80 sono padri separati. Noi offriamo non solo un letto, ma anche un supporto psicologico per aiutarli a superare questo momento ed evitare che diventino veri e propri clochard». Quelli che non se la sentono di condividere la stanza con tossicodipendenti e alcolisti salgono sulla 73 e vanno a dormire a Linate: «I bagni sono puliti e poi si può sempre far finta di essere lì in attesa di un aereo».
Uniti nel bene e divisi nella cattiva sorte: Il Giornale è andato alla ricerca di queste storie. Padri che, superando l’imbarazzo e la vergogna, hanno deciso di raccontarsi.

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