«Se ora lo stupro non è più di destra»

RomaIsabella Rauti, lei è capo dipartimento del ministero delle Pari Opportunità, ma anche donna di destra, moglie del sindaco Alemanno. La vicenda del presunto stupratore romano, dirigente del Pd, rappresenta la fine degli stereotipi dei violentatori associati a una parte politica?
«Tutti gli stereotipi che si attribuiscono alla destra o alla sinistra ormai devono essere superati. Lo stereotipo è sempre una categoria mentale pregiudizievole che vuole semplificare e banalizzare realtà che sono molto più complesse. Forse dovremmo essere più liberi dai pregiudizi».
In questo caso la polemica è stata tutta interna al Pd.
«Paradossalmente sì. Penso comunque che le strumentalizzazioni politiche che vengono dall’esterno o dall’interno su argomenti di questo genere siano assolutamente velenose».
Pretestuose?
«Anche questa polemica ha rischiato di spostare l’attenzione sul tema centrale: la violenza sulle donne».
Fuori luogo anche l’attacco indiretto di Ignazio Marino alla sezione Pd del Torrino?
«Ho inviato un sms a Patrizia Prestipino del Pd (una delle fondatrici del circolo del Torrino, ndr) proprio perché ho immaginato la situazione in cui si trovava. Esiste un rapporto di cordialità e di stima reciproca».
E lei lo ha apprezzato?
«Sì, certo. Mi stupisce che questo gesto di solidarietà abbia attirato attenzione: in politica il confronto e il dibattito sono necessari, ma non è obbligatorio che ci sia sempre lo scontro».
Prima l’etichetta dello stupratore di destra, ora il polverone eccessivo del dibattito a sinistra?
«Alle vittime non credo che interessasse molto dove passasse i pomeriggi il presunto stupratore, ma quello che ha fatto in alcune notti».
L’errore a suo parere è stato quello di voler rendere politico negli anni scorsi il fenomeno delle violenze sulle donne?
«Penso che queste categorie mentali siano rassicuranti, più facili, qualunque sia l’oggetto al quale siano applicate, come gli stereotipi sulle discriminazioni di razza».
Il «Manifesto» scriveva solo tre anni fa, a proposito del massacro del Circeo, che quel delitto metteva in luce a destra il «rapporto uomo-donna non ancora rivoluzionato dal femminismo».
«Io penso che se una società accetta la violenza come modalità di relazione, è minacciata la libertà delle donna e dei suoi diritti fondamentali».
Al di là di una cultura femminista o meno?
«La violenza si scatena contro le donne dentro e fuori dal contesto familiare. Pensiamo anche alle violenze contro i portatori di handicap: esistono derive delle società postmoderne che si accaniscono sulle persone più esposte. Spero che il disegno di legge passato oggi alla Camera rappresenti una svolta».
Con un record di voti?
«Non credo che in questa legislatura si sia mai vista una condivisione così: 447 sì».
Una svolta di severità imposta da un governo di centrodestra: la morte dei luoghi comuni?
«La prova provata. Questo governo sta investendo moltissimo sulla lotta alla violenza sulle donne, a partire dalla legge sullo stalking. C’è poi da lavorare anche sulla formazione, sull’educazione, per puntare sugli aspetti preventivi, non solo punitivi».

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