«Se Prodi vince umilierà la nostra città»

Letizia: «Ferrante tace e non è in grado di difendere Milano. Io invece lo faccio»

Giannino della Frattina

Così infuriata la lady ministra non s'era ancora vista. È successo ieri dopo che, all'ombra dei palazzi romani, s'è consumato l'ennesimo scippo. O almeno così hanno per ora architettato il candidato premier Romano Prodi e il sindaco capitolino Walter Veltroni incontratisi nel non troppo neutro terreno costituito dalla sede dell'Ulivo in piazza Santi Apostoli. Messo nero su bianco il «Protocollo per Roma». Un vero e proprio patto che impegna il candidato premier a dotare la capitale di più poteri e fondi, in caso di vittoria alle prossime elezioni del 9 aprile. E di farlo con una legge per la capitale da «mettere in campo fin dai primi cento giorni di legislatura». «Prodi e Veltroni - ha tuonato immediatamente Letizia Moratti, candidato sindaco del centrodestra - con un vero e proprio accordo pre-elettorale, insultano Milano e i milanesi escludendo la nostra città e le altre aree metropolitane, dal piano di sviluppo del Paese in una logica degna del peggior centralismo». Tutti in piedi ad applaudire nella sala stracolma dell’hotel Marriot, dove ieri sera il club di Forza Italia «Noi riformatori azzurri», sotto la regia di Alessandro e Francesco Colucci, ha organizzato una delle più riuscite manifestazioni degli ultimi tempi. «Con tutto il rispetto per Roma - ha proseguito la Moratti - l’Italia è fatta da cento città. Tutte dotate di altrettanta dignità. E un patto per lo sviluppo del Paese non può certo umiliare Milano e partire da Roma. Per Prodi e Veltroni la crescita economica e sociale dell’Italia passa solo per la Capitale, beneficiata con la promessa di poteri speciali. È evidente che Bruno Ferrante, candidato del centrosinistra a Milano, non ha alcun peso nel determinare le decisioni dei leader nazionali della sua coalizione. Non è così che si riconosce il valore, la capacità e la creatività di centinaia di migliaia di grandi, piccoli e medi imprenditori di tutte le altre città e di tutte le altre aree economiche italiane». Pronta la promessa di battaglia. «Deve essere chiaro che il Comune di Milano con la sua classe dirigente, politica ed imprenditoriale, reagirà con tutte le iniziative possibili per difendere e sviluppare gli interessi ed i valori della prima area economica del Paese, da sempre locomotiva dello sviluppo».
Sul palco la Moratti lascia il posto a Giulio Tremonti. «Prodi - comincia un vero e proprio applauditissimo show il vicepremier - è un candidato piccolo, mentre l’Italia è un Paese grande. Per renderlo adeguato, l’Italia dovrebbe trasformarsi in Paese piccolo piccolo. Immaginate un passaggio a livello, un’auto con sopra una famiglia bloccata sui binari, le sbarre abbassate e il treno che sta per arrivare. Uno normale tifa per la famiglia, Prodi tifa per il treno». Quindi prosegue a colpi di piccone e d’ironia. «Prodi si è autodefinito il generatore del futuro. Avendo visto il suo operato in Italia e a Bruxelles, mi sento di poter dare un consiglio ai cittadini: se nei prossimi giorni qualcuno bussa alla porta dicendo “sono il futuro che avanza”, rispondete “non siamo in casa”. Non ci piace il loro futuro perché non ci piace il loro passato, né quello remoto né quello prossimo. Ma non piace nemmeno a loro. Nessuno, adesso, dice di essere mai stato comunista e nessuno dice di essere mai stato al governo. E Prodi dice di non aver mai mangiato i bambini. Certo, ma si è mangiato tutto il resto. È ora di finirla con la sua retorica del declino. E sto per fare un altro atto di delinquenza politica. Vi dico che per arrivare a quei 2,5 miliardi di euro, hanno pronto nei loro uffici studi l’aumento delle aliquote Iva». Poi cambia bersaglio. «Fassino mi attacca e io ho deciso di rispondergli: lui sta all’Italia come l’aviaria sta agli allevamenti di polli. Guardatelo in faccia: non vi pare uno che soffre di aviaria? Sembra preoccupato, ma non ne ha ragione: il vaccino è stato trovato, si chiama Forza Italia e sarà in distribuzione il 9 e 10 aprile. Alcune prove sperimentali, i sondaggi, dicono che funziona». Ne è convinto anche il governatore Roberto Formigoni: «Girando la Lombardia ho capito che il clima sta cambiando. Che finalmente la gente sta aprendo gli occhi sulle bugie del centrosinistra. Vinceremo». Tantissimi applausi anche per Ombretta Colli («Finalmente sono tornata a casa») e per la coordinatrice azzurra Mariastella Gelmini («Con la par condicio credevano di zittirci, con questa campagna elettorale abbiamo dimostrato che non ce l’hanno fatta»). «Questo - gli fa eco Luigi Casero, responsabile economico di Fi - sarà un voto che cambierà il futuro degli italiani. La sinistra vuole imporre uno Stato pesante, noi uno leggero. E loro, è indubbio, vogliono aumentare le tasse. E una coalizione che mette sullo stesso piano i no global e i carabinieri non può proprio governare l’Italia».

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