Se il sindacalista dei carabinieri fa propaganda per il Sì

Bufera dopo che un esponente del Cocer ha lanciato appelli per il "Sì" tramite gruppi e app che raggiungono migliaia di carabinieri

Se il sindacalista dei carabinieri fa propaganda per il Sì

Usi ad obbedir tacendo, recita l’antico motto dei carabinieri. E l’Arma ha sempre obbedito, negli oltre due secoli della sua gloriosa storia.

Eppure anche fra i militari della Fedelissima c’è chi, in occasione del referendum costituzionale, non è riuscito a tacere. E anzi avrebbe fatto propaganda per il Sì, in palese violazione dei regolamenti che vietano a chiunque porti le stellette di fare campagna politica, per qualsiasi partito o fazione.

Deve essersene dimenticato l’appuntato scelto Vincenzo Romeo, che lo scorso 13 novembre ha pubblicato sulla propria pagina web un accorato appello – poi cancellato ma ripubblicato da Tiscali.it - per votare Sì alla consultazione del prossimo 4 dicembre. Lo scritto di Romeo, volto storico fra i “coceristi” (l’equivalente dei sindacalisti nel mondo militare, ndr), non esita a ricordare ai colleghi in divisa “chi ha restituito i circa tre miliardi di euro tolti nei vari governi passati, chi sta scrivendo il decreto sul riordino dei ruoli che è parola da noi richiesta, chi, a fronte di contratti bloccati, ci ha dato 80 euro non pensionabili mensili.”

“Gli effetti di questo lavoro e di questa disponibilità politica – prosegue la lettera – si avvertono oggi ma si godranno meglio domani, quando potremo tornare a correre.” Il testo peraltro, facendo ampio ricorso ad espressioni come “noi carabinieri”, entra anche nel merito della riforma, spaziando dall’abolizione del bicameralismo perfetto al rimaneggiamento del titolo V. Concludendo con un appello che più esplicito non si può, con toni quasi da comizio: “Certo, il testo della riforma non è perfetto ma (…) sì, con coerenza, lo devo sostenere.”

L’appello sarebbe anche stato diffuso a diverse centinaia di carabinieri in tutta Italia tramite l’app per smartphone “Pianetacobar.eu” -. Che guardacaso è lo stesso nome del sito gestito proprio da Romeo e di un gruppo Facebook riservato ai carabinieri che conta oltre ventimila iscritti.

Il diretto interessato, subissato di polemiche, ha cancellato il testo della lettera incriminata. Questa tardiva retromarcia non impedisce però che, ancora adesso, su Pianetacobar.eu siano pubblicati articoli in cui si invitano i militi dell’Arma a riflettere sui tre miliardi riportati dal governo Renzi al Comparto sicurezza.

Né ha impedito che il militare autore dell’indebita propaganda venisse bersagliato dalle critiche sia di esponenti politici schierati per il “No” sia di moltissimi colleghi che continuano a criticarlo sui suoi quattro profili Facebook. E che anche il Cocer si dissociasse dalle dichiarazioni di voto di singoli militari, trincerandosi dietro l'attacco alle "strumentalizzazioni giornalistiche".

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