Sfida su Twitter: condensare l’«Ulisse» di Joyce in 500 battute

I l merchandising non è andato molto lontano. Qualcuno magari alza le spalle e atteggia una smorfia di dispetto. Peccato non vedere giovani fan girare per le nostre strade con magliette con su stampato l’itinerario di Leopold Bloom. Peccato non si vendano ancora i diari scolastici dedicati all’Ulisse. Eppure, eccezion fatta per magliette e gadget da scrivania, la Bloomsday mania non accenna a scemare. Sono passati ben 57 anni dalla prima apparizione di questa festa in onore di Bloom e di suo «padre» James Joyce. La gente di Dublino si è ormai abituata - il 16 giugno - a scendere in strada per fare festa. E peregrinare attraverso le tappe del celebre viaggio in un giorno raccontato dall’Ulisse. Dal ’54 ad oggi la voglia di celebrare è cresciuta. Ogni anno una «capitale» del Bloomsday scelta tra le città joyciane (c’è anche la nostra Trieste) si assume l’onere e l’onore di organizzare le cose in grande (concerti, spettacoli, letture e iniziative stravaganti ma di sicuro richiamo). Il governo irlandese ha addirittura deciso di eleggere il 16 giugno a festa nazionale.
Il mercato, ovviamente, non resta alla finestra a guardare questo fenomeno che invece può ampiamente sfruttare. Ne sono nati circoli, ritrovi, vendita di costumi (bisogna infatti vestirsi seguendo la moda edoardiana del 1904, anno in cui è ambientato l’Ulisse). Molti locali della capitale irlandese offrono in questi giorni di fine primavera la cosiddetta colazione alla Bloom (salsicce, toast, pudding e pancetta) innaffiata ovviamente dalla già citata Guinness. Il Trinity College ha già ospitato venerdì scorso la tradizionale corsa in bicicletta attraverso l’itinerario dell’Ulisse allo scopo, oltretutto benefico, di raccogliere fondi per le celebrazioni. Altrove, i piccoli teatri fanno a gara a mettere in scena in questi giorni il celebre monologo della signora Bloom (parte finale del romanzo).
Il fenomeno è di costume (in tutti i sensi) e anche internet è divenuta una strada joyciana da calcare con fanatico entusiasmo. Ultima iniziativa in ordine di tempo è quella organizzata dalla rivista on line Finzioni che ha annunciato il Bloomsday 2.0. Una sorta di appello a tutti i naviganti che amano alla follia le pagine dell’Ulisse per dare vita a una riunione virtuale e quindi a una festa sul web. Come funziona? Ecco le indicazioni della rivista: «Bisogna prendere una parte del libro e condensarla, tagliarla, incollarla, mixarla in cinque o sei tweet. Questi poi li dovete mettere in una mail da mandare all’indirizzo sc11ysses@yahoo.com». Chi li prende in consegna si assume l’incarico di pubblicarli su twitter (@11ysses). Così da essere parte di quella pittoresca compagnia di persone che si aggira per le vie della capitale irlandese vestita in stile primo Novecento, rimanendo però comodamente seduti alla propria scrivania, magari in pigiama. Per chi fosse digiuno di Twitter (il social network antagonista di Facebook) ricordiamo che un tweet è l’unita di misura della comunicazione digitale. Si tratta di un breve messaggio che non deve contenere più di 140 caratteri.
Insomma partecipare all’ultima trovata del Bloomsday è roba da letterati di rango.

Servono doti notevoli di sintesi e un gusto per la parola scritta davvero significativo.
Chissà se Joyce sarà contento di sapere che il senso della sua monumentale opera più essere rimpicciolito, tagliato e mixato in appena cinquecento battute.

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