«A Shanghai l’immagine dell’Italia è alle stelle»

Un risultato è già raggiunto dopo soli 12 giorni: prima dell’apertura dell’Expo di Shanghai l’Italia era conosciuta solo da pochi cinesi abbienti e acculturati, che facevano fatica a collocarla sul mappamondo, e avevano per unico riferimento Venezia; conoscevano di più Egitto e Spagna. Oggi il padiglione del nostro Paese è stato premiato come il più bello dell’Esposizione, è visitato da 30mila persone al giorno che formano una lunghissima coda a serpentone, e «l’immagine dell’Italia è alle stelle. Il nostro obiettivo è proprio questo, farci conoscere e mostrare il meglio in un Paese in fortissima espansione, che vive un fermento paragonabile ai nostri anni Cinquanta e che presto sarà il mercato più importante del mondo» osserva Beniamino Quintieri, ex presidente dell’Ice, oggi commissario governativo per l’Esposizione universale di Shanghai.
In vetrina c’è il meglio dell’Italia. L’edificio (il più grande dopo quello cinese, 7.800 metri quadrati per 18 metri d’altezza) è realizzato in materiali sostenibili, disegnato dall’architetto Giampaolo Imbrighi e realizzato da imprese italiane tra cui Italcementi (che qui ha impiegato un cemento trasparente frutto della sua ricerca), Permasteelisa (che ha firmato l’involucro in acciaio e vetro), Graniti Fiandre (fornitrice dei pavimenti). L’interno è spettacolare. Sono state riprodotte la cupola del Duomo di Firenze del Brunelleschi, l’ingresso del Teatro Olimpico del Palladio a Vicenza, sono esposte opere del Canaletto, di Burri, di Fontana, un’Isotta Fraschini considerata l’auto più lussuosa della storia. Su un’intera parete sono collocati, in verticale, gli strumenti di un’orchestra sinfonica. Il tema ricorrente è l’innovazione, e con il ministro Renato Brunetta è stato impostato il progetto «L’Italia degli innovatori» al cui bando hanno risposto in 500. Debutta una Ferrari ibrida, esposta insieme a un robot della Comau e a un sistema automatico per la raccolta differenziata dell’Università Sant’Anna. Quattro grandi manichini, alti 4 metri, indossano abiti di stilisti italiani, mentre per gli addetti all’accoglienza le divise sono state disegnate da Prada.
«Abbiamo selezionato accuratamente ogni presenza - sottolinea Quintieri -. Anche per le Regioni abbiamo stabilito regole ferree, per non finire a salami e pecorino». La risposta delle imprese è stata ottima, «specie di quelle medie, con forte vocazione all’export». In compenso «è minima la presenza delle grandi imprese e non c’è traccia di banche», rileva il commissario.
L’edificio è costato intorno ai 14 milioni «ma grazie ai fornitori siamo riusciti a risparmiare molto». Vi lavorano circa 500 cinesi e una trentina di italiani. Il commissario è stato nominato nel 2007 dal governo, che per la partecipazione all’Expo gli ha messo a disposizione 35 milioni.

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