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Siamo tutti Pinocchio. Ma il successo non fu immediato. Ecco come andò...

Il massimo esperto Luteriani: "Cruciali furono anche le illustrazioni di Chiostri"

Siamo tutti Pinocchio. Ma il successo non fu immediato. Ecco come andò...

Che tipo era Carlo Collodi, nato Lorenzini, nella Firenze di duecento anni fa, il 24 novembre 1826? Un solitario, molto affezionato alla bottiglia, molto appassionato del gioco, che non ha mai lasciato la casa di mamma ed è anche un uomo deluso, sia dalle aspettative patriottiche e rivoluzionarie, sia dalla carriera giornalistica, mai veramente decollata. Sarebbe potuto diventare un serial killer nella bucolica Toscana dell'Ottocento, e invece ha scritto Pinocchio, un classico così classico che è perfino intraducibile. Un marchio globale.

Bisogna dire che, come il personaggio, sia l'autore, sia il romanzo non sbocciano subito: il successo, per tutti, arriva dopo una serie di ostacoli. E se oggi celebriamo il bicentenario della nascita di Collodi - si comincia lunedì, alla Bologna Children's Book Fair e si proseguirà nel corso dell'anno, in autunno nella sua Firenze, e poi con il rinnovamento del Parco Collodi, affidato a Giordano Bruno Guerri nella speranza che compia un "miracolo" simile a quello del Vittoriale - lui stesso, forse, non ci avrebbe scommesso troppo. A corto di denaro, Collodi traduce fiabe dal francese per l'editore Felice Paggi (I racconti delle fate, che sarà ripubblicato da Adelphi) e inizia a scrivere libri per l'infanzia, fino a proporre una storia, da cui spera di ricavare qualche soldo, a Ferdinando Martini, direttore del nuovo Giornale per i bambini. E così, il 7 luglio del 1881, a pagina 3, appare la prima puntata delle Avventure di Pinocchio, che ha allora le sembianze legnose immaginate da Enrico Mazzanti. "All'epoca Collodi manda i capitoli in modo non continuativo, fino a che fa morire Pinocchio impiccato dal gatto e la volpe. E allora c'è una sollevazione dei lettori: si dice che perfino la figlia di Carducci abbia scritto al direttore per chiedere il ritorno del burattino. Così, nel 1882, Collodi fa ripartire le Avventure, che conclude nel gennaio del 1883. Nel giugno dello stesso anno arrivano, sempre presso Felice Paggi, la prima edizione in brossura, color verde, e una rilegata in tela; ma forse c'era poca tela, perché la stessa edizione esiste sia in tela verde, sia rossa" racconta Matteo Luteriani, cultore e collezionista "furibondo" di tutto ciò che riguarda la creatura collodiana, curatore del volume Pinocchio. Un bugiardo di successo uscito per i 140 anni del romanzo e patron dell'editrice Luni, che in vista dell'anniversario ha pubblicato Ritrovare Pinocchio di Daniela Marcheschi e che ha dato alle stampe anche La bambola parlante di François Janet, antesignano francese e al femminile del burattino, con tanto di papà falegname (vedere le incisioni per credere).

Il romanzo di Collodi non va propriamente a ruba: "Fra il giugno del 1883 e il 26 ottobre 1890, quando Collodi muore nell'androne di casa, quasi in piedi, rigido come un burattino potremmo dire, presso Paggi escono solo cinque edizioni, di cui la terza in tiratura ridottissima. Per fare un paragone, consideriamo che Cuore di De Amicis viene pubblicato il 18 ottobre 1886 e entro il 31 dicembre dello stesso anno ne escono 47 edizioni" dice Luteriani. Insomma bisogna aspettare il nuovo secolo perché la trasformazione (termine tutt'altro che casuale, visto che è al centro delle numerose interpretazioni esoteriche dell'opera) avvenga non solo nel protagonista ma anche nel destino della sua storia: nel 1890 Bemporad acquisisce Felice Paggi, poi nel 1901 l'editore decide di cambiare illustratore e si affida a Carlo Chiostri e a quel punto comincia il successo, clamoroso e inarrestabile, del romanzo. La strada prosegue con la meravigliosa illustrazione liberty di Attilio Mussino e passa attraverso una versione "pirata" che esce a Milano, con i disegni di un allora giovanissimo "Sto", ovvero Sergio Tofano e i primi Pinocchio "movibili", con le linguette come i moderni pop-up (siamo nel 1915). Bisogna aspettare il 1940 perché scadano i diritti di Bemporad e Disney si prepara da tre anni a conquistare il mondo con il burattino, un po' stravolto, a partire dal pesce-cane che diventa balena, ma comunque anch'esso un classico, dei film di animazione e dell'immaginario. Fino a che, nel 2022, Disney ha rivisitato il cartone secondo i criteri woke, con la fata turchina interpretata da un'attrice di colore.

D'altra parte, Pinocchio è un burattino disobbediente, che segue compagnie pessime, che le sbaglia tutte, che tradisce il padre, che delude la fatina, che schiaccia il Grillo parlante, che quando diventa un asino non se ne accorge nemmeno (che poi noi, quando siamo asini, ce ne accorgiamo?) e, alla fine, ce la fa. Insomma è un anarchico, che piace a tutti e a nessuno allo stesso tempo: di certo non può essere un modello da seguire. Questo allontana Pinocchio dal mondo dei libri per bambini e lo rende un oggetto di culto, tanto che Carmelo Bene lo ha portato a teatro, Vittorio Gassman lo faceva recitare ai suoi studenti e un intellettuale come Elémire Zolla lo ha definito "un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile". E infatti i collezionisti lo adorano. Perché? "Perché è una storia contro - spiega Luteriani - Può capitare a tutti di comportarsi come lui, può capitare a tutti di trovare un giudice scimmione, che ti dà torto anche se hai ragione.

La Fiera di Bologna dovrebbe festeggiare Collodi ogni anno, perché tutta la letteratura dell'infanzia si rifà al suo impianto, pur non essendo affatto favolistico, come quello di Alice nel Paese delle meraviglie o di Moby Dick".

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