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Silvana uccisa in vasca: sei mesi d'indagini, 200 Dna e i soldi spariti

Nessun indagato, solo sospetti: l'assassino è quasi sicuramente una persona di fiducia

Silvana uccisa in vasca: sei mesi d'indagini, 200 Dna e i soldi spariti
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Bruzzano, via Bisnati, 8 agosto 2025. Una ex tabaccaia di 69 anni, Silvana Damato, viene trovata nella vasca, vestaglia addosso, viso tumefatto, un taglio all'altezza della gola, polmoni pieni d'acqua. All'inizio c'è chi ipotizza un malore, nonostante uno degli inquirenti da subito descriva lo scenario del delitto "inquietante". Infatti poi si procederà per omicidio. E da allora il silenzio.

Febbraio 2026. Quasi sei mesi e mezzo. Dopo che l'autopsia ha rivelato dati che inquietanti lo sono davvero - la vittima sarebbe stata prima colpita violentemente al volto per poi ricevere una coltellata alla gola; già stordita, quindi, Silvana Damato sarebbe stata riposta dentro la vasca da bagno piena d'acqua e lì sarebbe morta annegata con il killer che premeva il suo volto sotto la superficie - la Procura di Milano, nella persona della pm Valentina Mondovì fa setacciare l'appartamento dai carabinieri del Ris che prelevano 200 e passa campioni di Dna, interrogano vicini, amici, ex conoscenti. E guardano i movimenti bancari (soldi spariti, 40-50mila euro, tra gli investigatori c'è chi sostiene che sono stati ritrovati, forse prestati, ma non è ancora chiaro), ricostruiscono l'ultima spesa fatta dalla donna, la partita a burraco saltata, la porta chiusa da fuori con le chiavi volatilizzate. E ipotizzano che l'assassino sia qualcuno di cui Silvana si fidava: lei ha aperto, lo ha fatto entrare senza indugi. Eppure, fino a oggi, zero nomi, zero indagati, zero arresti.

Il vicino, che sostiene di aver notato Silvana "due-tre volte" in primavera "con un uomo trasandato, capelli lunghi, barba, si sono salutati dandosi un bacio a stampo" lo ha raccontato in tv. L'"uomo" in questione è stato sentito, ma ha negato di aver incontrato Silvana in tempi recenti prima della morte. Ha parlato, piuttosto, di una "simpatia" nata tra lui e la donna "Ci siamo frequentati" ha ammesso.

C'è, però, un'altra vicina che, sempre in tivù, ha riferito che un giorno prima dell'omicidio, Silvana Damato sarebbe stata vista in compagnia di "un uomo di bella presenza". I due "sono andati insieme a fare una passeggiata".

La verità è che il killer uomo o donna, non si sa ancora resta un fantasma. Un fantasma che, come sottolinea il legale della famiglia, Walter Felice, "sapeva dove colpire"; che ha portato via l'arma (forse un ferro da stiro, forse un posacenere o un coltello), che ha fatto sparire le chiavi, che ha lasciato la casa in ordine, come se niente fosse e che sapeva benissimo che nello stabile e in zona non c'erano telecamere funzionanti.

Più di sei mesi. Duecento DNA. Un movente economico che puzza di tradimento o di debito, così come l'omicidio ha i contorni della spedizione punitiva. E Silvana resta lì, nella vasca dei ricordi di chi l'ha conosciuta: la signora gentile della tabaccheria, la vedova che giocava a carte, la donna che forse aveva aperto la porta sbagliata.

Le indagini vanno avanti, metodiche, ostinate. C'è solo qualche sospettato che, più passa il tempo più acquisirà sicurezza e non confesserà mai. Un delitto perfetto che continua a prendere in giro tutti. E Milano che aspetta ancora una risposta.

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