Le colpe dei figli ricadono sui padri

Ci sono le zucche vuote, gli scansafatiche, i facinorosi, ma ci sono anche i ragazzi con la testa sulle spalle

Le colpe dei figli ricadono sui padri
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Egregio Direttore Vittorio,
ma dove stiamo andando con questi movimenti giovanili? Le «sardine», i figli di papà che bivaccano in tenda dal lunedì al venerdì, che bloccano le autostrade, «Ultima generazione». E poi i giudici che fanno politica e liberano i delinquenti, le proteste contro i «nazisti ebrei», Zaki (era meglio lasciarlo in Egitto) che insulta Netanyahu dandogli del serial killer, gli studenti che scrivono «Che bello, brucia Tel Aviv», che seminano l'ignoranza e conoscono solo i diritti ma non i doveri: «Prendo quello che voglio» si è sentito in tv, la Cgil che protesta con le magliette rosse e la falce e martello, ma lo sanno cosa ha fatto il comunismo? La democrazia deve per forza sopportare tutto questo?
Avevo 14 anni quando sfilavo per le vie della mia città contro l'invasione dei carri armati russi in Ungheria e devo dirti francamente che allora avevamo altri valori, un'altra educazione, altri insegnamenti impartiti da genitori, maestri e professori.
Mario Ussi

Caro Mario,
sono contrario alla criminalizzazione generica di una categoria di persone, in questo caso le nuove generazioni. Ci sono le zucche vuote, gli scansafatiche, i facinorosi, ma ci sono anche i ragazzi con la testa sulle spalle, che studiano, che lavorano, che studiano e lavorano allo stesso tempo, che si impegnano in qualcosa e non seguono scontate mode del pensiero credendosi rivoluzionari, ribelli e progrediti. È sempre stato così, è l'umanità. Certamente una volta la maggiore attenzione all'educazione e un determinato tipo di cultura intesa come insieme di valori preponderanti all'interno della società incidevano non poco nel rendere i giovani più responsabili, non dico migliori, in quanto è un aggettivo troppo generico ma che soprattutto presuppone un confronto di qualità che non intendo compiere. Non siamo mica al supermercato.

Di cosa ci lamentiamo? Se i fanciulli sono così, se non ci piacciono i loro comportamenti, la colpa è anche nostra. Sono venuti a mancare i punti di riferimento, gli intellettuali hanno ceduto il posto agli influencer, già da bambini si sogna di divenire come loro, trascorrendo la giornata sui social network, ovvero in una realtà virtuale, dove esporre, sponsorizzare, ostentare marche e marchi acquistando notorietà sulla base di nessun talento, di nessuna competenza, di nessuno sforzo. Si vuole tutto e lo si vuole facile. Manca la consapevolezza che ogni obiettivo richiede sforzo, sudore, pena, lacrime. E questo è molto triste, perché nessun essere umano può essere felice se non lotta per qualcosa che gli sta a cuore.

Le «sardine», ormai scomparse dopo essere state enfatizzate e strumentalizzate da una sinistra alla ricerca disperata di ossigeno, i teppisti di Ultima Generazione, i quali bloccano il traffico (ambulanze incluse) e imbrattano monumenti storici per difendere (a loro dire) il clima, gli studenti che piantano le tende o occupano abusivamente edifici privati per chiedere il tetto, i manifestanti che sfilano in favore dei terroristi palestinesi dopo che questi hanno realizzato la mattanza dei neonati, massacrati davanti alle madri, sono vittime della confusione che alberga nelle menti di questi adolescenti e post-adolescenti storditi dal web, da cui attingono e bevono di tutto. Per puro spirito anti-sistema, sposano la tesi, la teoria, il punto di vista, la ricostruzione che viene somministrata loro come una pappetta da quel sottobosco di sinistra, il cui più grande limite è uno sfacciato senso di superiorità morale, che ritiene di essere depositario della verità assoluta e che dunque non lo si possa in alcun modo contraddire.

Ed ecco a cosa conduce la confusione di cui ti parlo: a sostenere l'islamismo estremista che pure contravviene a tutte le teorie predicate dai progressisti, ovvero che calpesta e umilia la donna fino al punto da legittimarne la lapidazione, che perseguita gli omosessuali, che soffoca le libertà di ogni tipo, prima tra tutte quella del pensiero.

Noi protestavamo per un ideale. Questi qui protestano perché si sentono fighi nel farlo. Tutto qui.

Ed eccoli lì, in cerca del momento di gloria, sempre pronti a filmare e postare, a impegnarsi in azioni sempre più eclatanti al fine di uscire dall'anonimato, come distruggere edifici storici, statue, opere d'arte.

Con il tempo alcuni si raddrizzeranno. Però questo non ci sia di consolazione. Perché altri resteranno scemi.

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