L’idea di “maschio” va demolita e per farlo bisogna agire fin dalle scuole elementari. È l’obiettivo di un nuovo progetto fatto, come spiega il Corriere della sera, per “demolire tutti quei luoghi comuni che ben si radicano già durante la scuola primaria”. Il volume sul quale si basa questo progetto “Storie spaziali per Maschi del Futuro - Scuola Edition” è stato presentato lo scorso 30 gennaio alla Camera dei deputati su iniziativa di Stefania Ascari del Movimento 5 stelle. “Con Storie Spaziali per Maschi del Futuro – Scuola Edition portiamo nelle scuole il primo grande progetto italiano dedicato alla decostruzione degli stereotipi di genere nella scuola primaria”, ha dichiarato Francesca Panigutto di Fondazione Libellula.
L’obiettivo di questo libro è quello di “intervenire sui più piccoli per fare veramente prevenzione, prima che gli stereotipi si trasformino in disuguaglianze e, nei casi più estremi, in violenza”. Cosa significa? Significa eliminare dai bambini l’idea del Supereroe che ha accompagnato generazioni di uomini nella loro formazione e ribaltare il concetto di principe azzurro, per “costruire” maschi “sensibili” ed “empatici”. Chiunque vorrebbe che la violenza, di qualunque tipo e appartenente a qualunque sesso, venisse eliminata per migliorare la società, ma non è facendo “ingegneria sociale” sui bambini che si possono risolvere i problemi. Se da un lato l'intento dichiarato è quello di prevenire fenomeni gravi come la violenza di genere, dall'altro c'è il rischio di ignorare che la sensibilità e l'empatia non sono caratteristiche "da costruire" artificialmente, ma doti umane presenti da sempre in ogni individuo, a prescindere dai libri letti a scuola.
Il rischio concreto di operazioni simili è la creazione di un “modello unico” d'infanzia, dove la naturale vivacità o l'aspirazione all'eroismo “indistruttibile” vengono etichettate come derive da correggere e si finisce per dimenticare che il supereroe, storicamente, non è un simbolo di sopraffazione, ma di protezione del più debole e senso del dovere. L'educazione dovrebbe puntare a formare cittadini liberi e rispettosi, non individui livellati da manuali che pretendono di riscrivere la psicologia infantile.
Se si toglie ai bambini la possibilità di immedesimarsi in figure forti e coraggiose, si rischia di lasciarli privi di punti di riferimento positivi, proprio in quell'età in cui l'immaginazione gioca un ruolo fondamentale nella costruzione del carattere. La violenza si combatte con la cultura del rispetto e con esempi concreti di integrità, non trasformando le aule scolastiche in laboratori di decostruzione dell'identità.