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"Siete il sale della terra". È nelle crisi che possiamo far uscire tutte le nostre potenzialità

La parola di Gesù - "Voi siete sale della terra" - riguarda ciascuno da vicino. Forse è proprio per questo che Dio ha posto il sapore del sale del sudore e nelle lacrime, per farci capire che nell'impegno, nella passione, nella fatica, nelle crisi possiamo far uscire la nostra potenzialità

 "Siete il sale della terra". È nelle crisi che possiamo far uscire tutte le nostre potenzialità

Domenica scorsa si è celebrata la giornata per la vita. Tra i molti eventi, in una parrocchia è stata proposta una riflessione attraverso delle testimonianze a cui è seguito un momento di preghiera in adorazione durante il quale noi sacerdoti eravamo a disposizione. In confessionale entra un signore e mi dice: «Voi preti dovreste sposarvi, capireste meglio la realtà così se uno ha una moglie non gli dareste certo altre penitenze». Dopo un po' entra una signora e confida: «Se non ci fosse mio marito non avrei peccati. Gli unici che ho sono dovuti alla rabbia che mi fa prendere». Un altro riferendosi al brano di Vangelo che era stato letto - quello in cui Gesù dice:«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato» - ha commentato: «La mia vita di coppia in questo momento sa di sale, come diceva la pagina che è stata letta. All'inizio era tutto miele, cioè denso, dolce, dorato. Ora tutto è aspro. Non riesco più a gustare nulla».

Sono parole che interpellano non solo la vita di coppia ma la qualità di ogni tipo di relazione. Non ci sono risposte pronte, non c'è un manuale delle soluzioni. Ho condiviso allora alcune sensazioni personali, partendo dal far notare quanto Gesù fosse un provocatore. Non dice: «Siate come il miele», con quella irreale sdolcinata patina che di solito gli si attribuisce, ma «Voi siete il sale della terra». Una vocale cambia la prospettiva. Due sfumature interessanti. La prima: non dice «siate/dovete essere», ma «siete già». La seconda: sale, non

miele, ma attenti a non perdere sapore! Non parla quindi di come mettere il sale e di quanto usarne, ma porta a prendere coscienza di «essere» sale. È tanta roba. Il sale sembra banale eppure ha potenzialità incredibili e il Vangelo ci dice che esattamente così è la nostra vita.

Proviamo a riflettere sulle qualità del sale. Il sale nel mare protegge l'acqua perché non imputridisca. Raggiunge ogni piccola goccia perché possa essere limpida. Ci insegna che senza attenzione ai dettagli tutto si riduce a pozzanghera o perde possibilità di vita come nel Mar Morto. Il sale poi nelle ferite disinfetta, anche se brucia. Senza sacrifici e sforzi tutto si riduce a lamentele inefficaci. Il sale nella storia ha svolto il ruolo del denaro negli scambi. Per noi il sale ha poco prezzo, ma poi attendiamo il «salario». Senza condivisione tutto si riduce a occasioni di farsi guerra. Il sale ha proprietà cosmetiche: in una vasca da bagno o in una SPA profuma, rilassa, tonifica oppure un blocco di sale dell'Himalaya può farsi lampada benefica. Senza la ricerca del bene tutto si riduce a piattume logorante. Il sale scioglie neve e ghiaccio, ma anche toglie l'umidità. Aggiusta le situazioni, ma usato male può portare al peggio: nelle guerre si usava per rendere aridi i terreni dei vinti in quanto bruciava ogni germoglio. Senza un'intelligenza emotiva tutto si riduce a egoismo. Il sale in cucina dona sapore, ma implica molta attenzione: non va bene sia che ce ne sia troppo poco sia che se ne usi troppo tanto. Se adoperato con equilibrio esalta

i sapori con cui si accompagna. Senza il senso della misura, tutto si riduce a schifezza. Il vocabolario definisce l'essere senza sale come «sciocco». In modo simmetrico sinonimo in intelligenza è «avere sale in zucca». Il peggio però è quando qualcuno «non sa di niente». Ciò che accumuna i diversi modi di impiego del sale è il suo stile di agire: fa uscire il suo meglio, nel modo più opportuno, valorizzando le caratteristiche di ciò che fa, cogliendo il bisogno della situazione in cui si pone, cercando il bene di chi è con lui. Tutto questo lo fa sciogliendosi, senza annullarsi. Non cambia se stesso, né cambia la realtà, ma vive una immersione di scambio intimo reciproco che ha come scopo quello di migliorare l'insieme. Inoltre, il sale sa esprimere tutta la sua potenza con umiltà, nel nascondimento, in silenzio e senza farsi notare.

La parola di Gesù - «Voi siete sale della terra» - riguarda ciascuno da vicino. Forse è proprio per questo che Dio ha posto il sapore del sale del sudore e nelle lacrime, per farci capire che nell'impegno, nella passione, nella fatica, nelle crisi possiamo far uscire la nostra potenzialità.

L'effetto non è un mieloso buonismo irreale, ma la concretezza di «opere buone» quotidiane che sanno di qualcosa. Più che aspettarle o prospettarle, forse dobbiamo renderci conto che ci sono già, che le facciamo già, che le riceviamo già. La non coscienza di questo costa salato.

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