Il Sol Levante diventa MiTo

Al via il festival internazionale tra Milano e Torino, quest’anno dedicato al Giappone. Il direttore Restagno: «Offerta di qualità contro la fuga degli artisti italiani all’estero»

Il Sol Levante diventa MiTo

Mitica contemporanea o contemporanea da mito: l’importante è fare il punto della situazione. «Spero proprio che questo il festival MiTo lo farà. Ho passato molto tempo dei miei quarant’anni di attività a occuparmi della contemporaneità e delle sue questioni...». Il musicologo Enzo Restagno, considerato uno dei più importanti specialisti dei generi del nostro tempo (ha conosciuto e scritto su personaggi come Nono, Petrassi, Xenakis, Part e tanti altri ancora) presenta MitoSettembreMusica 2009, il festival trasversal- contemporaneo di cui è direttore artistico (dal 3 al 24 settembre a Milano e Torino), parla della monografia centrale, degli appuntamenti da non mancare e dei progetti prossimi venturi. Dulcis in fundo, coglie l’occasione per fare alcune riflessioni sulla situazione attuale della musica. Rassegna di grandi direttori, da Temirkanov in apertura a Pappano, passando per Harding e Noseda. E un «live» straordinario previsto il 2 novembre a Regio di Torino di Ryuichi Sakamoto. Ma iniziamo dai focus: perché dopo il britannico Birtiwistle una monografia sul Giappone? «Storie e suoni lontani da conoscere: l’anno prossimo sarà il turno degli autori tedeschi - attacca -. Stavolta ci occupiamo di Toshio Hosokawa, compositore di Hiroshima raffinato, colto, assai interessante. Ha studiato nel suo Paese, poi a Berlino. Da questo itinerario è scaturita una sintesi musical-filosofica tra Occidente e Oriente; non una fusione ma accostamento». Illuminanti le parole dell’autore: «La mia musica è calligrafia, dipinta sul margine intenso del tempo e dello spazio». Dal Sol Levante alla Francia, anch’essa terra di grandi moderni e direttori - da Grisey a Boulez - e patria per quelli che cercano spazi per la ricerca. «Da non mancare le esecuzioni di Hugues Dufouer e Bruno Mantovanì - consiglia - e ancora ci saranno appuntamenti con Giacomo Manzoni, intellettuale della musica e già premiato per la carriera alla Biennale di Venezia».
Istruzioni per l’uso di un festival che conta oltre 200 eventi. Restagno, che alle attività di studioso e didatta affianca quella dell’organizzazione, «considerandola uno dei più elevati strumenti di promozione culturale», dovendo scegliere tra decine di incontri non mancherebbe ai «concerti di Prokofiev, che insieme sono un festival nel festival per un nome un po’ offuscato dalle celebrazioni per Shostakovich». E ancora, «Pappano a Torino, Matteo da Perugia nel Duomo e il “Lincoln Portrait“ di Aaron Conplan, dove avrà parte il sindaco di Milano Letizia Moratti, come voce recitante». Cartelloni promettenti anche per l’anno che verrà. «Il 2010 sarà l’anno dei bicentenari, per Schumann e Chopin - spiega -. Abbiamo già in mente di aprire con un ciclo di concerti dedicati al romantico di Zwickan. E per la contemporanea l’idea è quella di un focus dedicato a due grandi nomi tedeschi: Helmut Lachenmann e Wolfgang Rhim». Ricco di programmi, ma anche di critiche. C’è chi dice che il festival ha troppi appuntamenti e in particolare troppi in una unica giornata. E ancora che assorbe soldi pubblici lasciando all’asciutto altre realtà. «Riguardo a programmazione in rapporto al pubblico a darci ragione sono i numeri. L’anno scorso abbiamo registrato 100mila presenze - spiega -. Questo significa che Milano non solo può reggere ma ha bisogno di un’offerta di questa portata». E riguardo ai fondi? Restagno: «Va chiarita subito una cosa. Il MiTo esiste e funziona perché sono i Comuni interessati più gli sponsor a metterci i soldi. Detto questo, c’è da aggiungere che la situazione della musica è quella che è...». Negli ambienti della cultura una condizione paragonata a quella della ricerca, nello specifico non da oggi a dire il vero, ma da decenni. Vuol dire pochi investimenti e fuga di cervelli? Risposta: «Per esempio guardiamo verso la Biennale musica. Il prestigioso festival che si svolge a Venezia ha meno mezzi di una volta. Va avanti grazie al lavoro di persone intelligenti e di valore». A dirigere la rassegna è il compositore milanese Luca Francesconi: «penso a lui ma anche ad altri. Il suo lavoro sostenuto in Olanda, Svezia e Francia; per tanti anni un compositore come Ivan Fedele all’estero; e ora a Parigi anche il giovane Stefano Gervasoni». E questa «musica» potrebbe continuare con Sciarrino, Battistelli: molte opere prime vengono eseguito oltre confine e dopo qualche anno approdano da noi. E a pagare è soprattutto il pubblico, che via via negli anni si è evoluto anche se molto resta da fare. «A Milano, Torino e Roma ad ascoltare la contemporanea ci sono nuclei colti e intelligenti - conclude -. Uno dei motivi fondamentali è che nei grandi centri ci sono sale, occasioni di fruizione e orchestre. Un discorso che proprio nel Paese di Toscanini andrebbe allargato. Invece a cosa assistiamo? Alcune delle nostre migliori bacchette sparse nel mondo». Muti a Chicago, Chailly a Lipsia, Abbado a Lucerna. E la fuga potrebbe continuare...».

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