Soldi pubblici all’Idv: nuova inchiesta

La Finanza sta passando al setaccio i documenti sui rimborsi elettorali che finirebbero all’associazione, non al partito. Il vero "soggetto giuridico" che dovrebbe incassare i fondi non ha neanche il codice fiscale

Soldi pubblici all’Idv: nuova inchiesta

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

Roma - Ancora un’inchiesta sui soldi di Tonino & co. Ancora approfondimenti sull’«Associazione» di famiglia che nell’ipotesi investigativa intascherebbe i quattrini dei rimborsi elettorali al posto del «Partito» chiamato allo stesso modo: Italia dei Valori. Insomma, la solita questione della gestione «privata» e «personale» dei soldi della collettività da parte dell’ex pm di Mani Pulite e del suo più ristretto entourage. Vero? Falso? Tonino a più riprese ha sdegnatamente respinto le accuse, sostenendo l’«equiparazione» fra Associazione Italia dei Valori e Movimento-Partito Italia dei Valori. Buon ultimo, a dicembre, il leader del gabbiano è corso a cambiare lo statuto. Per fare luce sulla querelle la Procura di Roma ha aperto un fascicolo affidando alla Guardia di finanza tutta una serie di segnalazioni sulla gestione dei finanziamenti dell’Idv, non ultime quelle presentate dall’(ex)amico di Antonio Di Pietro, quell’Elio Veltri che dopo aver corso nelle elezioni del 2004 insieme ad Achille Occhetto a fianco dell’Italia dei Valori, ancora lamenta la sua parte di indennizzo.

In particolare gli accertamenti delle Fiamme Gialle, che stanno svolgendo interrogatori e acquisendo atti, vertono per l’appunto su questa dicotomia fra «Associazione» e «Partito» quale presunto meccanismo di sostituzione dell’una rispetto all’altro per incamerare i tanti milioni di euro dovuti come rimborsi elettorali. Un’indagine fotocopia rispetto a quelle già avviate a Roma dalla corte dei Conti e a Milano dalla Procura, a sua volta sollecitata a indagare direttamente dal presidente del Tribunale, Livia Pomodoro.

Il pool della Gdf sta cercando di venire a capo del meccanismo che starebbe all’origine del rompicapo finanziario che tecnicamente vedrebbe l’Associazione (composta per parecchio tempo da tre persone: Antonio Di Pietro, la tesoriera Silvana Mura e la moglie di Tonino, Susanna Mazzoleni) «soggetto giuridico non legittimato» a percepire i fondi elettorali che per legge sono destinati solo ai partiti e non alle associazioni, come peraltro evidenziato dall’ordinanza del tribunale di Roma del 23 luglio 2008 che sottolineava la diversità dell’una dall’altro. Da parte sua, il soggetto «Associazione» ha invece sostenuto in sede di giudizio di essere assolutamente legittimato a incassare i denari dei contribuenti essendo di fatto lei «il partito». Tra i documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza una parte farebbe riferimento proprio al «soggetto giuridico» che, di volta in volta, nelle varie tornate elettorali, presso le corti d’appello e il ministero dell’Interno, si è presentato per portarsi a casa il rimborso previsto.

L’accusa di Veltri si sostanzierebbe in questo: l’Associazione di famiglia si sarebbe sostituita al Movimento-Partito ricorrendo ad autodichiarazioni non rispondenti al vero così da far confluire i milioni dei rimborsi sul conto corrente dell’Associazione nella disponibilità dei soci Di Pietro, Mazzoleni e Mura, anziché sul conto del Partito-Movimento «che mai ha potuto esercitare alcuna ingerenza - si legge in una memoria - tanto che non risulta aver mai richiesto un codice fiscale».

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