«Solo il ritorno alle centrali nucleari salverà il Paese dalla fame d’energia»

«Solo il ritorno alle  centrali nucleari  salverà il Paese dalla fame d’energia»

L’Italia è letteralmente circondata dalle centrali nucleari: ce ne sono 149, in funzione in tutti i principali Paesi europei (come Francia, Germania, ex Jugoslavia, Gran Bretagna, Finlandia, Belgio); molte altre sono in progetto o in costruzione, anche vicinissimo alla Liguria. Eppure, un malinteso ambientalismo continua a sostenere la validità del blocco della costruzione di impianti nel nostro Paese, o della riattivazione da quelli «spenti» dopo il referendum del 1987. Con effetti devastanti sul sistema economico: il prezzo del petrolio schizza quasi quotidianamente a livelli record, la bolletta energetica pagata dallo Stato italiano, cioè dai cittadini, è sempre più cara, e nel frattempo il fabbisogno di energia cresce al punto da tenere continuamente i consumatori privati e le aziende sotto l’incubo del rischio black out.
«È una situazione assurda» sbotta il sottosegretario di Stato agli Affari regionali, Alberto Gagliardi, che ha concluso i lavori dell’affollatissimo convegno «Italia senza nucleare: i giovani chiedono perché» organizzato ieri all’hotel Bristol dai giovani di Forza Italia. Dopo la relazione di Angelo Airaghi, presidente dell’Associazione energia - che ha sottolineato in particolare le dimensioni del fabbisogno energetico in un contesto economico sempre più dinamico e competitivo -, sono intervenuti il sindacalista Antonio Apa, segretario generale della Uilm, Pietro Canepa, presidente del Parco scientifico e tecnologico della Liguria, e Claudio Eva, geologo e docente dell’Università di Genova. Pur da diverse angolazioni e con vari «distinguo», tutti gli intervenuti, compresi il moderatore Riccardo Cappetti, responsabile dipartimenti Forza Italia Giovani, e Riccardo Bordi, coordinatore cittadino dei giovani azzurri, hanno convenuto sull’esigenza di uscire dall’equivoco fuorviante «nucleare sì, nucleare no», a favore di un’esame sereno, costruttivo, e soprattutto scientifico, non emotivo, della situazione.
Per Gagliardi, comunque, «non è più tempo di restare nel vago e di fare discorsi accademici sull'energia nucleare, e allo stesso modo nessuno può più aggrapparsi ai risultati di un referendum ambiguo che oggi, alla stregua delle necessità che impone lo sviluppo, viene considerato un tragico errore anche da molti di coloro che lo avevano promosso». Il sottosegretario agli Affari regionali insiste: «Anche in Italia si è ripreso finalmente a ragionare di energia nucleare. Primo fra tutti, lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, ancora una volta, ha abbattuto un tabù che durava da anni. Anche il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola - ricorda Gagliardi - ha ribadito di recente l'esigenza ineludibile di ripensare al nucleare. Per parte mia ritengo da sempre che la produzione di energia nucleare sia l'unica strada per rendere il nostro Paese competitivo al passo con un mondo sempre più globalizzato. Del resto - conclude Gagliardi, sottolineando ancora una volta il sempre crescente deficit della bolletta energetica - l'Italia è un'isola europea circondata da centrali atomiche. Si illude, insomma, o è in malafede chi pensa che il nostro Paese e la Liguria, in particolare, restino immuni da un eventuale incidente. La garanzia, invece, viene dalle moderne e sofisticate tecnologie in tema di sicurezza che, come confermano gli uomini di scienza, fanno escludere pericoli oggettivi».

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