Sos Regione: sanità salva, sul resto tagli del 30%

Nessuna sorpresa. Ma l’effetto scure c’è eccome. Già, perché in base ai dati ufficiali della manovra finanziaria, i tagli che stanno per abbattersi sulle regioni non sono roba da poco. La Lombardia si sta preparando ad alleggerire le casse del 30 per cento: 1,5 miliardi in meno all’anno su un bilancio autonomo di 5 miliardi. Vale a dire tre miliardi in meno nel biennio 2011-2012. Il taglio sui trasferimenti è infatti di 770 milioni l’anno, a cui si aggiunge la quota del patto di stabilità.
Non verrà toccata la voce sanità, che rappresenta oltre l’80 per cento del bilancio regionale, ma ne risentiranno tutte le voci che rientrano nel capitolo «bilancio autonomo»: trasporti, scuola, politiche per l’ambiente. La percentuale dei tagli lombardi è più alta rispetto a quella delle altre regioni che, in media, si vedranno decurtare i finanziamenti del 13,2 per cento. Tanto per cambiare, le regioni più ricche, quelle che hanno gestito meglio i bilanci e risparmiato di più, sono anche le più tartassate. Ma quello che più fa male è vedere che alle regioni vengono imposti tagli ben più pesanti rispetto a quelli determinati per altri enti. E il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (supportato dal presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani) non può far altro che ribadire quanto già affermato nei giorni scorsi: va bene la lotta contro gli sprechi ma «la manovra pesa in maniera eccessiva sulle Regioni e in misura del tutto sproporzionata rispetto agli altri comparti dello Stato. Dei 25 miliardi complessivi, quasi la metà impatta violentemente sulle regioni». Secondo il governatore più equo sarebbe stato prevedere tagli del 10 per cento, come accade per i ministeri. In questo modo le Regioni che funzionano non verrebbero messe in ginocchio. Invece no. E nel Nord Italia i tagli pro capite ammontano a 129 euro.
Nel biennio 2011-2012, sono previsti 800 milioni in meno per le Province, 8,5 miliardi in meno per le Regioni a statuto ordinario come la Lombardia, 1,5 miliardi in meno per quelle a statuto speciale, 11,7 miliardi in meno allo Stato. Dal Pirellone viene lanciato l’allarme federalismo. «È evidente - ha più volte detto Formigoni - che se la manovra non sarà modificata, la realizzazione del federalismo fiscale diventerà molto complicata. Sono d’accordo sul fatto che questa manovra venga realizzata perché l’Italia ne ha bisogno, ma tutti i livelli della Repubblica devono impegnarsi allo stesso modo, dai ministeri alle Regioni fino alle Province e i Comuni».
«Le nostre - rincara la dose l’assessore al Bilancio, Romano Colozzi, dalle pagine del suo sito personale - non sono polemiche strumentali. Quello lanciato dalla Lombardia è un allarme costruttivo, un consiglio fraterno a questo che è anche il nostro Governo, a cui teniamo molto. Se si crede veramente nel federalismo fiscale non si possono azzerare i fondi legati alle materie trasferite alle Regioni».
La proposta lanciata dal Pirellone sui tagli chiede invece di usare il merito come parametro: tagliare i fondi a chi non è virtuoso e gestisce male i bilanci, tutelare invece chi è efficiente e opera bene sul territorio. Da qui l’idea di eliminare, nel giro di due anni, gli enti, le province o i ministeri con i conti in rosso.

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