«Speriamo facciano pace per il bene di tutti»

RomaNiente spritz con Aperol e nemmeno una breve sosta nello stand di Fratelli di Tavola, dove gli hanno preparato un assaggio di formaggi e salumi «della nostra tradizione». Scortato da Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi arriva alle 19, con un’oretta di ritardo sull’orario previsto. «Ho fretta - scherza - dobbiamo rifare l’Italia». Applausi, risate, grida, telefoni cellulari impazziti a scattare foto. Il bagno di folla destrorsa che il Cavaliere può concedersi è quindi molto veloce.
Il premier sorride e saluta con il braccio. No, non gioca fuori casa e non sembra neanche nella tana del lupo. Le recenti polemiche con Gianfranco Fini non sembrano aver lasciato tracce visibili. «Non capisco perché vi meravigliate - commenta Ignazio La Russa -. Non c’è nessuna guerra. Anzi, tra Silvio e Gianfranco c’è stata una telefonata cordiale, molto positiva e penso che presto ci sarà pure un incontro». Il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl è reduce da una lunga riunione a Palazzo Grazioli. «Abbiamo parlato dei prossimi appuntamenti. Candidature per le regionali? Accordi con l’Udc? No, solo del partito».
Così con queste premesse, con i pontieri al lavoro per la ricucitura, la visita di Berlusconi alla festa di Atreju, l’appuntamento dei giovani ex An, scivola sul velluto. Il premier arriva sulla collinetta del Celio e percorre le strade del villaggio, oltrepassa «Via Castro da Cuba», attraversa «Largo San Walter protettore del Pdl» e si lascia dietro «Piazza delle maestre d’italiano vittime di Di Pietro». La gente lo incita, «Forza Silvio», mentre si sente un grido isolato contro Fini: «Guarda Gianfranco che la destra è dall’altra parte».
Ma in generale il popolo ex di An appare soprattutto stanco delle liti interne. È quello che dicono alcuni ragazzi davanti al padiglione di Azione universitaria. «Quella tra Berlusconi e Fini sembra quasi una gara di cavalli. È anche interessante, peccato che alle volte si tratti di una corsa all’indietro. Speriamo soltanto che non facciano come Veltroni e D’Alema, sarebbe la rovina».
Nello stand accanto, quello degli studenti delle scuole superiori, ci si chiede se Fini è ancora il leader. «Sì, certo - rispondono - lui è tuttora il nostro leader, il nostro punto di riferimento. Però certe volte è difficile capire alcune scelte, alcune posizioni. La nostra comunque non è un’adesione fideistica, ma sui fatti. Con lui abbiamo fatto delle scelte importanti, lo abbiamo seguito in questi anni di cambiamento, abbiamo fatto delle battaglie comuni. Qualche volta si può anche dissentire, è normale. Ma attenzione, questo discorso vale pure per il Cavaliere».
A «Panza e sustanza», spazio gastronomico dedicato ai palati forti, badano appunto alla sostanza. «Il confronto, anche acceso, ci sta, anzi possiamo dire che è una cosa positiva. Del resto i leader hanno le loro personalità. Ma alle volte si ha la sensazione che si faccia polemica su cose oscure, estranee ai problemi delle persone. Se litigassero sulle questioni vere, capirei... Comunque sia, mi auguro che questa frattura venga presto ricomposta per il bene di tutti».
E Berlusconi infatti non è venuto qui per rompere. «Non siamo una caserma ma un movimento liberale di massa, tutti hanno il diritto di esprimersi, di far conoscere le proprie opinioni. Con Fini solo un fraintendimento», dice. La gente di An gradisce e, quando arriva sul palco dell’emiciclo, gli applausi diventano ovazioni. «Parliamo dell’azione del governo - lo esorta la Meloni - e lasciamo altri sguazzare nel fango».
Berlusconi prende così il centro della scena e trascina l’uditorio. In platea nelle prime file, accompagnata dal suo presidente Giovanni Malagò, c’è la campionessa mondiale di nuoto Francesca Pellegrini, che più tardi verrà premiata. Sullo sfondo al tramonto due sposini si fanno fotografare davanti al Colosseo. Fa festa persino Marianna, che l’anno scorso ha accolto il Cavaliere con una maglietta dell’Inter. «Se manda il Milan in serie B, stavolta batto le mani pure io».

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