"4 metà" alla ricerca dell’anima gemella nel nuovo film italiano di Netflix

Commedia in cui si esplorano le diverse casistiche dell'amore ma il cui montaggio affatica la visione, rendendo volutamente le varie linee narrative quasi indistinguibili l'una dall'altra

"4 metà" alla ricerca dell’anima gemella nel nuovo film italiano di Netflix

Debutta oggi su Netflix 4 metà, commedia sentimentale italiana che sviscera quanto conti il caso nella vita amorosa e come sia vario il concetto di anima gemella.

Ispirato all’omonimo romanzo del suo sceneggiatore, Martino Coli, in uscita l’11 gennaio con Sperling & Kupfer, “4 metà” è una specie di “Sliding doors” (cult del 2004) ma in versione amplificata e declinata ai tempi attuali. Protagonisti sono quattro trentenni single, le metà del titolo, che vivono a Roma e si conoscono durante una cena in terrazza a casa di amici comuni. Da quella serata si dipanano più linee narrative, ognuna delle quali segue la nascita di diverse combinazioni amorose. In un montaggio alternato si percorrono quindi storie che sono frutto dell’incrocio di variabili situazionali imponderabili e di attrazioni nate ora in base all’adagio “chi si assomiglia si piglia” ora in base al celebre “gli opposti si attraggono”.

Un caleidoscopio sentimentale che ha per ingredienti quattro personaggi dalla caratterizzazione ben definita: Chiara (Ilenia Pastorelli), anestesista romantica in cerca di un uomo serio; Giulia (Matilde Gioli), pragmatica donna in carriera; Dario (Giuseppe Maggio), avvocato sciupafemmine; Matteo (Matteo Martari), affettuoso e ironico collaboratore di una casa editrice.

Alla regia c’è Alessio Maria Federici, regista e sceneggiatore avvezzo alle commedie di questo genere, (sue sia “Stai lontana da me” che “Terapia di coppia per amanti” e, in parte, la serie “Generazione 56k”).

Partendo dall’eterno spunto del Simposio di Platone e della ricerca della propria metà perfetta, questo “Four for Dinner”, titolo con cui il film approderà in 190 paesi grazie alla piattaforma streaming, sa mettere in scena non solo la varietà dei comportamenti adottati in ambito relazionale, ma soprattutto come le loro conseguenze cambino rotta all’esistenza.

Si parla di coppie aperte e monogame, gravidanze inattese o programmate, amicizie che diventano l’anticamera dell’amore, differenti reazioni di fronte a un tradimento e anche di relazioni a distanza. Nell’infinita casistica di circostanze che possono presentarsi, pare di intuire che secondo “4 metà” non conti tanto domandarsi se il compagno sia la persona giusta, quanto interrogare se stessi sulla propria disponibilità a lasciarsi cambiare dalla relazione, giacché amare è smussare le proprie rigidità e abbracciare il divenire.

Peccato che nell’intento di celebrare come, pur con differenti partenze, si arrivi alla nascita del sentimento, il film in realtà lasci addosso la sensazione che siamo tutti interscambiabili, il che è decisamente la negazione di ogni afflato romantico. Oltre a ciò, il modo in cui le quattro linee narrative nate dai diversi assortimenti di partner si intrecciano tra loro, regala alla lunga un senso di ubriachezza stanca, un disorientamento annoiato.

Insomma, “4 metà” non può essere affrontato in maniera svagata per come è costruito, ma non desta abbastanza spunti di riflessione o un tale coinvolgimento emotivo da conquistarsi l’attenzione peculiare di cui necessita. Ciò detto, resta un film qualitativamente superiore alla media dei titoli nati in seno alla piattaforma.

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