Cantante, cantautore e per un breve periodo anche politico. A partire dagli anni ’60 Gino Paoli è stato uno dei maggiori interpreti della musica italiana. È morto oggi all'età di 91 anni. "Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall'affetto dei suoi cari", dichiara la famiglia Paoli in una nota in cui chiede la massima riservatezza.
L'infanzia di Gino Paoli: la fuga dai titini
Paoli nasce nel ’34 a Monfalcone e trascorre i suoi primi mesi di vita in territorio giuliano-dalmata prima che la famiglia si trasferisca a Genova per sfuggire alla pulizia etnica dei titini. “Dieci anni dopo, parte della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all’italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone”, racconta il cantante in un’intervista rilasciata nel 2005. Lui, che è stato anche deputato col Pci, ammette:“La sinistra porta una responsabilità culturale, perché il partito doveva coprire la connivenza dei partigiani rossi con la strategia di Tito”.
Gli esordi e gli amori di Paoli
Ma è a Genova che Paoli cresce musicalmente in compagnia degli amici Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi e Luigi Tenco, con cui ruppe per colpa di una donna. “Il mio rimorso è che senza questo litigio sarei stato accanto a lui la sera in cui si è sparato, e forse sarei riuscito ad impedirglielo”, dirà con rammarico il cantante che esordisce nel 1959 col brano La tua mano. Il successo arriva l’anno seguente grazie al brano La gatta e al paroliere Mogol che lo prende sotto la sua ala protettiva. È lui a convincere Mina a cantare Il cielo in una stanza scritto da Paoli. “Volevo descrivere l’attimo in cui sei a letto con una donna, hai appena fatto l’amore, e nell’aria percepisci una sorta di magia, che non sai da dove arrivi e che svanisce subito”, disse Paoli per spiegare il senso della canzone. Nel ’61 partecipa al Festival di Sanremo in coppia con Tony Dallara col brano Un uomo vivo e intraprende una relazione sentimentale con Ornella Vanoni che è fonte d’ispirazione per brani come Senza fine, Anche se, Me in tutto il mondo. L’anno seguente, però, Paoli conosce Stefania Sandrelli di cui si innamora follemente sebbene lei sia ancora minorenne e lui un uomo sposato e con un figlio (Giovanni avuto dalla prima moglie, Anna Fabbri). Dalla relazione con la Sandrelli nasce Amanda che si dedicherà al mondo dello spettacolo come sua madre.“La grande passione che mi ha legato a lui mezzo secolo fa si è trasformata nell’ammirazione sconfinata per il suo talento”, dirà poi Stefania svariati anni dopo.
Dal successo di Sapore di sale al tentato suicidio
Negli anni ‘60 Paoli inizia ad avere i primi problemi con l’alcol (smetterà di bere solo dopo la morte del fratello) ma nel ’63 ottiene un successo strepitoso con Sapore di sale.“Per me, quel successo ha significato diventare un divo vero, con le ragazzine che mi strappavano i vestiti. Giuro – confesserà alcuni anni dopo - che per un po’ mi sono sentito chissà chi: perché è vero che si diventa stronzi, con un successo così; ci si crede al centro dell’universo”. Raggiunto l’apice, Paoli cade improvvisamente in depressione e il 13 luglio del ’63 tenta il suicidio. “Mi sparai al petto con una Derringer perché avevo tutto e non sentivo più niente. Donne, motori, applausi, ali di folla ovunque mettessi piede. Volevo un razzo per schizzare sul sole e scaldarmi di nuovo”, spiegherà il cantautore che, fino alla fine dei suoi giorni, vivrà con una pallottola nel pericardio che i medici non hanno mai voluto estrarre in quanto l’intervento sarebbe stato troppo rischioso. Superata la crisi, nel 1964, Paoli ritorna al Festival di Sanremo con il brano Ieri ho incontrato mia madre, cantato insieme ad Antonio Prieto. Due anni dopo si ripresenta con il brano La carta vincente cantato con Ricardo ma non arriva neppure in finale. È l’inizio di un lento declino che dura per diversi anni e che porta Paoli a lasciare temporaneamente la musica per fare l’oste a Levanto, lontano da tutto e da tutti.
Anni '80, Gino Paoli entra in politica
Negli anni ’70 pubblica solo pochi album che ottengono un buon riscontro da parte della critica ma non del pubblico e solo nel 1975 Gino Paoli fa il suo gran ritorno in qualità di ospite d’onore alla festa dei giovani del Pci organizzata, tra gli altri, anche da Walter Veltroni. Nel 1984 Paoli svetta di nuovo in classifica con Una lunga storia d'amore, colonna sonora del film Una donna allo specchio che ha come protagonista l’ex compagna Stefania Sandrelli. In compagnia di Ornella Vanoni, invece, partecipa alla Festa dell’Unità di quello stesso anno e con lei incide il disco Insieme, esito di una fortunatissima tourné. In questi anni pubblica Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande (1986), Coppi, dedicato al campione del ciclismo e Questione di sopravvivenza (1988), dedicato alla nuova compagna Paola Penzo che sposerà nel ’91 e da cui avrà due figli. Nel 1989 torna al Festival di Sanremo con il brano Questa volta no, mentre nel ’91 vince il Festivalbar grazie al successo di Quattro amici, canzone presente nell’album Matto come un gatto. Tra il 1987 e il 1992 Gino Paoli si dedica alla politica in qualità di deputato eletto col Pci (poi Pds) e, in seguito, ricopre anche il ruolo di assessore alla Cultura nel comune di Arenzano. Nel primo caso Achille Occhetto e Massimo D’Alema lo convinsero a candidarsi perché “bisognava mobilitare tutte le energie migliori per cambiare questo Paese”. “E io, ingenuo, accettai”, dirà Paoli che definirà “un errore” anche l’esperienza da amministratore locale. “Mi ci portò mio cognato. Capii subito che si riproducevano gli stessi meccanismi della politica nazionale”, rivelerà.
Gli ultimi anni di vita
Negli anni ’90 Paoli continua a produrre musica ma il riconoscimento più importante arriva nel 2002 quando si classifica al terzo posto al Festival di Sanremo con Un altro amore, canzone per la quale vince anche il premio della critica. Nel 2004 è nuovamente insieme a Ornella Vanoni per il tour Ti ricordi? No, non mi ricordo da cui ne sarà tratto un disco. I due cantanti si raccontano in un libro-conversazione dal titolo Noi due, una lunga storia, scritto da Enrico de Angelis. Nello stesso anno riceve il premio alla carriera al Festival di Sanremo. Torna sul palco dell’Ariston nel 2009 per duettare con Malika Ayane. Nel 2013 viene eletto presidente della Siae e avvia la sua battaglia contro la pirateria ma due anni dopo è costretto a dimettersi a seguito dell’indagine per evasione fiscale aperta dalla procura di Genova.
Un anno dopo, nel 2016, la vicenda si chiude con la prescrizione. Nel febbraio 2019, a causa di un malorem "salta" il concerto che Paoli aveva in programma ad Aosta nell'ambito della Saison culturelle. Il cantante è stato portato in ospedale al pronto soccorso, ma è stato dimesso poco dopo.