Apre il Marinskij II teatro d'opera dal fasto imperiale

da San Pietroburgo

Ieri ha debuttato il più importante progetto architettonico russo dall'era bolscevica. È il teatro d'opera Marinskij II, a San Pietroburgo, dirimpettaio dello storico Marinskij I, gioiello dello zar Alessandro II. Lo ha firmato l'architetto Jack Diamond, mentre Jurgen Reinhold, della Muller-BBM, ne ha curato l'acustica. Un teatro dalle proporzioni imperiali. Si sviluppa su tre livelli, occupa 80mila metri quadrati di superficie di cui 6400 per il solo palcoscenico, praticamente una piazza d'armi. Duemila i posti a sedere. È costato 532 milioni di euro, tutti fondi pubblici, ed equivalenti a quanto s'è speso per ristrutturare il Bolshoi di Mosca inaugurato nell'ottobre 2011. Ed d'ora in avanti, definitivamente secondo al teatro di San Pietroburgo.
Russa la tempistica. La Marinskij-saga ha infatti preso il via dieci anni fa, ed è stata segnata da false partenze, due progetti bocciati, rinvii. Più le petizioni di pietroburghesi ostili a un edificio considerato «troppo banale», marchiato come «centro commerciale» per via della sua confezione minimal (a dispetto delle proporzioni, s'intende). Le piogge acide dei cittadini si sono concentrate sugli esterni, un sistema di ampie vetrate, con pareti che scorrono lineari chiuse da un tetto-terrazza: per godersi le notti bianche. Ma non ha mai arretrato di un millimetro il direttore d'orchestra Valery Gergiev, artefice del progetto. Perché è lo zar della musica, despota assoluto e illuminato di un teatro, il Marinskij I, che è la sua seconda pelle: lo dirige dal 1988, e da allora ha attuato la sua Perestrojka. «Dal collasso sovietico fino al 1999 l'obiettivo numero uno era riuscire a sopravvivere. Poi è stato possibile iniziare a progettare», spiega Gergiev che proprio ieri ha festeggiato i suoi sessant'anni.
L'altro ieri il presidente Vladimir Putin, è venuto a San Pietroburgo apposta per lui, e ad hoc per l'amico Gergiev ha rispolverato un'onorificenza dell'epoca sovietica nominandolo Eroe del Lavoro. «Qui al Marinskij effettivamente lavoriamo sodo. Anche da voi alla Scala, senza dubbio. Ma noi abbiamo dovuto ricostruire tutto dopo il crollo sovietico», osserva. Ecco i numeri di Gergiev, lo stakanov della musica: «Dieci anni fa, potevamo offrire 300 appuntamenti, ora 530. Ma con il nuovo teatro, più l'auditorium che ho fatto costruire nel 2006, toccheremo quota 750», confida. L'azienda-Marinskij, dunque due teatri d'opera più l'auditorium, concentrati nella stessa area, è un complesso di 4800 posti a sedere, 118mila metri quadrati di superficie e 2mila dipendenti. Numeri destinati a lievitare. Gergiev in persona sta selezionando altri 70 musicisti per una orchestra supplementare, si progetta poi di assumere altri mille operatori per la nuova struttura. In una fase di crisi globale, con teatri (vedi i nostri) che chiudono, tagli che piovono ovunque, Gergiev è forse troppo ottimista? «C'è crisi, ma non sono preoccupato per la Russia. È l'Europa, semmai, a inquietarmi, mi preoccupano Paesi come l'Italia». E il suo pensiero corre al Maggio musicale in liquidazione.
Il Marinskij II, così come le imminenti Olimpiandi di Sochi, sono le due medaglie al valore di Putin. Sono la vetrina della Russia: diamante fra i Brics. Operazioni monumentali dietro le quali si annidano situazioni di indigenza e una spaccatura fra i nuovi ricchi e i sempre poveri. Parla la media degli stipendi: 400 euro mensili. Forse per questo, Gergiev sente di dire che «la Russia è un Paese che non sempre agisce nella maniera giusta. Ma alla fine sa muoversi anche bene». Quanto agli scettici della sua creatura, ha una sola risposta: «Devono venire a visitare il Marinskij II al suo interno, fra i più imponenti di questa fase storica». Dominano il marrone e beige, d'un tenue azzurro le poltrone (dell'italiana Estel). Più brillante il foyer dove domina l'onice e scorrono file di lampadari Swaroski.

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