"Away", Hilary Swank madre e astronauta per Netflix

Serie tv che dopo l'affascinante incipit si rivela lenta e spesso noiosa, prediligendo le dinamiche familiari al racconto dell'avventura ambientata nello spazio

Una nuova serie Netflix Original, "Away", sarà disponibile in streaming a partire dal 4 Settembre e figura tra le più attese dell'anno, soprattutto per la presenza di una star del calibro di Hilary Swank.

Il Premio Oscar veste qui i panni della statunitense Emma Green, madre, moglie e astronauta, ruoli che, nel corso di dieci episodi di circa un'ora ciascuno, sono per il personaggio motivo di grande conflitto interiore. Difficile, infatti, definire le priorità quando si è in procinto di partire a capo di una missione alla conquista di Marte ma a casa, sulla Terra, si lascia un marito appena finito in ospedale (Josh Charles) e si sa che a prendersene cura sarà una figlia adolescente (Talitha Bateman) ribelle e bisognosa di attenzioni. Non andrà meglio con la famiglia acquisita, quella composta dall'equipaggio internazionale della missione spaziale: i rapporti tra personalità diverse si faranno sempre più complessi e la leadership di Emma sarà messa più volte in discussione. Di fronte a problematiche tecniche ma anche interpersonali, emergerà come i sacrifici siano il costo da pagare per tenere accesa la speranza lungo il viaggio chiamato vita.

L'ambientazione su una navicella spaziale non tragga in inganno: "Away" è più un family-drama che un'avventura tra le stelle. Ciascuno di questi astronauti è destabilizzato da un passato scomodo e dalla consapevolezza che non toccherà nuovamente il suolo terrestre per tre anni, il tempo di una missione esplorativa ad alta possibilità di fallimento. Eppure, più che dedicarsi al rapporto di queste persone con lo spazio profondo, la trama predilige focalizzarsi sul coniuge di Emma, che vive tramite lei il suo più grande sogno, e sulla figlia che prova ammirazione ma anche risentimento nei confronti della genitrice. La gestione del quotidiano "casalingo" che la protagonista riesce a portare avanti pur trovandosi a distanza siderale, però, annoia. Le prime cotte e la disobbedienza della figlioletta, così come i flashback che obbligano lo spettatore a vivere il passato del nucleo familiare, in generale, non appassionano. Stranisce che le passeggiate spaziali e le questioni di sopravvivenza che emergono a bordo si alternino a videochiamate in cui parlare dei compiti e delle intemperanze di una ragazzina.

Si resta più coinvolti quando emergono gli altri temi di cui "Away" si fa vetrina, come le differenze culturali, l'handicap, la questione LGBTQ, il conflitto tra fede e scienza.

D'evasione e d'ispirazione quanto basta, "Away" ha nella mancanza di adrenalina e nei dialoghi stucchevoli i suoi punti deboli. Nonostante la cura nei dettagli e la verosimiglianza (tra consulenze Nasa e attori esercitatisi a gravità zero), i cliché stantii e l'appeal da soap opera prendono in più momenti il sopravvento.

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Commenti

GioZ

Lun, 14/09/2020 - 12:30

Ormai il trend dei serial è tracciato e non se ne esce fuori. Dalla nuova serie di "V-Visitors" ai vari "Star Trek", da "Walking Dead" agli eroi della Marvel, il copione è sempre lo stesso: coppie separate, figli scontenti, dilemmi adolescenziali, amori non dichiarati e problemi di soldi. Mostri, viaggi spaziali, armi distrutrici e catastrofi passano in secondo piano. E, ovviamente, massiccia presenza di donne al comando e possibilmente di colore, così tutto è politicamente corretto. Fantascienza, addio.