«Brat Camp», il reality sui ragazzi disadattati

Dopo gli aspiranti cantanti, dopo i naufraghi famosi e no, dopo i cuochi dilettanti e i contadini fai da te ora tocca ai ragazzi «difficili». Nella continua ricerca di nuove categorie il reality va a pescare una delle più problematiche. Otto ragazzi con seri problemi di relazione vivranno per tre settimane in un campeggio spartano, senza agi nè comodità, coll'obbiettivo di divenire persone adulte e responsabili sotto la guida d'un coach, d'una psicologa, d'una educatrice, d'un capo scout. Questo l'ambizioso programma di Brat Camp: il docu-reality in onda da domani su Italia 2. «I problemi di questi ragazzi sono tanti - dice il coach Roberto Lorenzani (57 anni, ex giocatore di rugby e organizzatore di corsi di sopravvivenza estremi)-; c'è quello aggressivo che ha rotto coi genitori; quello che ha fatto parte d'una baby gang». Reclutati con messaggi lanciati nelle trasmissioni Mediaset in comune hanno tutti lo stesso problema: l'insofferenza alle regole. «Con Brat Camp, invece, dovranno alzarsi presto e andare a dormire prestissimo, vivere in tende da loro stessi allestite; lavorare in gruppo e superare prove di sopravvivenza. Tutto per imparare l'importanza della disciplina, del lavoro e della fatica, l'accettazione dei propri limiti e il rispetto verso gli altri». Possibile che un reality riesca là dove famiglie o psicologi hanno fallito? «Non pretendiamo tanto. Però i risultati hanno superato le aspettative. Parecchi di questi ragazzi hanno dimostrato un netto miglioramento». Lorenzani è sicuro che il suo lavoro andrà a reale beneficio dei ragazzi e non, piuttosto, delle telecamere? «Agli autori ho detto subito: io sono un professionista serio, non un attore. Accetto perché credo nel vostro progetto; non per recitarvi un ruolo. Per questo mi dovete lasciare uno spazio di lavoro libero. Per lo stesso motivo non accetterò copioni né input di alcun tipo. E, per la verità, non ne ho mai ricevuti». E i ragazzi? «Alcuni di loro saranno anche stati attratti dall'andare in tv. Quel che conta è che, nel farlo, abbiano comunque messo a nudo i propri problemi».

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