La regina afroamericana e gli omosessuali: pure Bridgerton si piega al politicamente corretto

Bridgerton è una serie in cima ai prodotti più visti su Netflix, ma nella trasposizione da libro a serie tv Shonda Rhimes si è presa molte libertà, sfruttando un politicamente corretto decisamente forzato

Il 25 dicembre è arrivata su Netflix Bridgerton, la nuova serie creata da Shonda Rhimes, che è balzata immediatamente in cima alla lista dei prodotti più visti sulla nota piattaforma streaming.

Ambientata in piena epoca Regency (quindi all'inizio del 1800), Bridgerton segue la nascita della storia d'amore tra Daphne (interpretata da Phoebe Dynevor) e il duca Simon Bassett (Ragé-Jean Page). I due, infatti, decidono di fingersi interessati l'uno all'altra per aggirare gli ostacoli della stagione mondana di Londra, quando ogni ballo era una sorta di mercato della carne, in cui le madri delle ragazze in età da marito si lanciavano alla ricerca di un possibile consorte per la prole.

Nonostante il successo di pubblico riscontrato già nei primi giorni di messa in onda, Bridgerton ha sollevato non poche polemiche per alcune scelte narrative che hanno messo in mostra la volontà di inseguire a ogni costo il politicamente corretto, anche a discapito della precisione storica o dell'aderenza al libro da cui la serie è stata tratta.

Bridgerton: il caso della Regina Charlotte

Bridgerton, infatti, è la trasposizione televisiva del romanzo Il Duca e Io di Julia Quinn. Si tratta del primo di una serie di romanzi che seguono le vicissitudini di tutti i figli della famiglia Bridgerton. Il Duca e Io, proprio come la serie tv, segue la storia di Daphne e Simon, del loro patto segreto e del loro lento innamoramento. Tuttavia, nel portarlo sul piccolo schermo, Shonda Rhimes ha scelto di fare delle modifiche piuttosto importanti quanto a scelte dei personaggi e contestualizzazione, che hanno portato a delle discrepanze esageratamente forzate tra libro e serie.

Una delle maggiori differenze che intercorrono tra pagina scritta e serie tv è la presenza della Regina Charlotte. Nella realtà la sovrana inglese aveva delle origini miste, perciò la scelta di un'attrice afroamericana (Golda Rosheuvel) per il ruolo non è poi così sbagliata. Quello che invece è giusto sottolineare è come nel libro di Julia Quinn il personaggio della regina sia del tutto assente. I protagonisti non hanno bisogno di presentarsi al cospetto della sovrana, né Daphne ha bisogno della benedizione della regina per poter affrontare la sua ascesa nella stagione londinese. Tuttavia, Shonda Rhimes ha scelto di inserire questo personaggio e farlo apertamente di colore per poter in qualche modo spiegare la scelta di avere un duca inglese di inizio Ottocento dalla pelle scura.

Simon Bassett, le differenze tra libro e serie tv

Nel quarto episodio di Bridgerton, infatti, si vede la "madre adottiva" di Simon spiegare come prima esistesse una società divisa dai diversi colori della pelle, finché il re non si innamorò di una donna afroamericana. In altre parole, la presenza della Regina Charlotte in Bridgerton non serve ad altro se non a permettere a Shonda Rhimes di creare una serie che rispondesse alla tensione sempre più ossessiva del politicamente corretto.

Nel romanzo di Julia Quinn, il personaggio di Simon è descritto come un uomo dai capelli neri e gli occhi chiari, quasi tendenti al grigio. D'altra parte, era pressoché impossibile nella vera epoca Regency incontrare un duca o un aristocratico che non avesse i tratti delicati tipici della nobilità inglese. Perciò, c'era davvero bisogno di modificare del tutto i tratti somatici del protagonista per renderlo di colore? Era un'assoluta necessità narrativa inserire il personaggio della Regina Charlotte, anche se nel libro non esiste?

Bridgerton e il discorso sull'omosessualità

Ma il politicamente corretto di Bridgerton non si limita semplicemente alla scelta del protagonista - e per tutta una serie di comprimari, con duchesse e contesse inglesi ma dai tratti asiatici -, ma spazia anche verso altri argomenti. Un esempio è nel personaggio di Benedict Bridgerton, uno dei fratelli di Daphne, che nella serie è interpretato da Luke Thompson. Nella serie Benedict è rappresentato come un uomo dall'animo artistico che si sente in qualche modo fuori dal contesto della società in cui vive. Una società in cui la sua arte viene percepita solo come il passatempo di un gentiluomo annoiato e poco più.

E per sfuggire a questa etichetta che gli va troppo stretta, Benedict accetta l'invito di un altro nobile, Henry Granville (Julian Ovenden) di partecipare a delle feste sfrenate, a base di arte, alcol e sesso. Niente di tutto ciò è presente nel libro, ma ancor meno c'è la presenza di un personaggio omosessuale. Infatti, nel corso della serie Benedict si imbatte in un rapporto sessuale tra Henry Granville e un altro uomo.

Ma la cosa ancora più assurda è la facilità con cui Henry Granville, poco più avanti, ammette la sua omosessualità con Benedict. Un fatto che sarebbe impensibile in epoca Regency. Anzi, come ricorda La Repubblica, l'omosessualità in Inghilterra fu considerato un crimine punibile fino al 1967. Difficile credere che un uomo avrebbe confessato la propria sessualità a una persona appena conosciuta, quando un'ammissione del genere avrebbe potuto nuocere alla sua stessa vita.

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Commenti

Luigi Farinelli

Mar, 12/01/2021 - 19:56

Netflix è la rete che ha sostituito nella pubblicità natalizia la parola "Christmas", simbolo del Natale VERO, con "Xmas", pur di eliminare il riferimento religioso al Simbolo del Cristianesimo. Siamo in piena costruzione dell'"uomo nuovo", isolato, consumista, cinico nichilista o rimbecillito buonista, prono alla cultura dominante che comincia a plasmarlo nelle scuole di Stato col "gender" fin da piccolo, sottoponendolo nel seguito ad un bombardamento continuo per devirilizzarlo mentalmente (meglio se si sentirà donna) così da impedirne qualsiasi slancio di ribellione. In compenso sarà coccolato dal "Sistema" se penserà a non sposarsi, non mettere al mondo figli, rimanere ateo-razionalista libertario. Che produca se ne è in grado, altrimenti troverà una comoda mangiatoia di sussidi. Dovrà però togliersi di mezzo quando non più produttivo (il limite "giusto" secondo Ezekiel Emanuel, consigliere sanitario di Obama per l'Obamacare sarebbe di 75 anni).