La bulimia si può "curare" scrivendo un romanzo

Pur riconoscendo, specie negli ultimi tempi, la sua natura di malattia complessa, legata a condizioni di disagio psicologico ed emotivo, nel sentire comune, permane ancora una sorta di particolare indulgenza nei confronti dell'anoressia. Tanto radicata è la convinzione che la bellezza coincida con la magrezza, da giustificare l'aspirazione, specie femminile, a essere magre a tutti i costi. Di contro, la bulimia, il binding eating, il nutrirsi in maniera compulsiva, sebbene sia esattamente speculare all'anoressia, l'altra faccia della medaglia, la risposta di chi cerca nel cibo anziché nel digiuno una soluzione alla propria fragilità, viene unanimemente condannata senza appello. Salvo trovarsi nei panni di un obeso bullizzato, sbeffeggiato e deriso per il suo aspetto. Perfino la scienza ha coniato il nome di una nuova pandemia, attribuendone la responsabilità all'agroindustria. Come ricorda Mauro Balboni ne Il pianeta mangiato (Dissensi), si chiama globesity, ovvero obesità globale. Principali responsabili, i cosiddetti «alimenti densi», che contengono la micidiale miscela di zuccheri, grassi e sali. Esperimenti condotti sui topi provano che la dipendenza indotta dal cibo «a energia densa» è seconda solo a quella da cocaina. Si tratta di tutti i cibi acquistabili senza limitazioni e a prezzi accessibili nei supermarket. Gli Stati Uniti batteranno quindi il terrorismo, ma rischiano di finire soffocati dal grasso dei loro abitanti.

Con un romanzo potente come un calcio nello stomaco, che rivela una scrittrice di grande valore, Costanza Rizzacasa d'Orsogna (Non superare le dosi consigliate, Guanda, pagg. 256, euro 18) racconta la storia di Matilde, certo non priva di elementi autobiografici, e dimostra il potere salvifico della scrittura. L'opera ha lo stesso significato di una serie di sedute psicoanalitiche; a differenza di queste ultime, però, alla fine guarisce... Tra le righe emergono uno spirito forte e gentile e un'intelligenza vivissima, condizionati da una fragilità emotiva che trova rifugio nel cibo. Con grande originalità, i capitoli sono articolati come un bugiardino, il foglietto illustrativo di un farmaco. La medicina funziona! Una scrittura limpida, che racconta senza infingimenti o escamotage autoassolutori le debolezze della protagonista, il faticoso bagaglio costituito da genitori amatissimi eppure ingombranti, l'educazione e le convenzioni sociali, i dolorosi rapporti con l'altro sesso, i successi e i fallimenti della vita. La bulimia appare la sintesi di tutto e il grande amore per il cibo viene in certo modo ricambiato dal cibo stesso con una breve ma autentica gratificazione. Scrivendo, l'autrice ha rivolto uno sguardo sincero al male, che le è valso una promessa di guarigione e regalerà ai lettori una nuova consapevolezza.

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