"Creed 2", un lungo e coinvolgente déja-vù

Un film solido ed emozionante, che rievoca un passato leggendario senza uguagliarlo ma trasmettendone l'epica alle nuove generazioni

 "Creed 2", un lungo e coinvolgente déja-vù

"Creed 2" non è solo il sequel di "Creed", spin-off del 2015 campione d'incassi, bensì anche un sequel diretto del celeberrimo "Rocky IV".

Alla regia Steven Caple Jr ("The land") prende il posto di Ryan Coogler ("Black Panther") e mette in scena, in un incrocio di destini, un passaggio di consegne tra generazioni: lo scontro tra figli che, vendicando i padri, tentano di sconfiggere dolori antichi.

Il film vede Adonis Creed (Michael B. Jordan) conquistare la cintura di campione del mondo dei pesi massimi, replicando quanto fatto dal padre Apollo negli anni '80. Il passato però è in agguato e torna nelle sembianze di Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di Ivan (Dolph Lundgren), l'uomo che trent'anni prima aveva ucciso sul ring Apollo e fu poi battuto da Rocky (Sylvester Stallone). Il ragazzo intende sfidarlo in un incontro che chiuda i conti riscrivendo la storia delle due famiglie.

Il rapporto genitoriale e il concetto di "ereditarietà" sono al centro di questo ritorno alle origini che si divide tra melodramma familiare ed epopea del riscatto.
Sul ring ci sono due giovani di cui uno, Viktor, non ha nulla da perdere ed è stato cresciuto come una macchina per uccidere da un padre che, una volta disonorato dalla sconfitta, fu a suo tempo ripudiato da patria e consorte (Brigitte Nielsen). E' una montagna di muscoli ed ha motivazioni chiare e inarrestabili per combattere.
Adonis, invece, vita agiata e titolo iridato, ha dimenticato cosa significhi lottare per sopravvivere e solo quando Rocky si deciderà ad aiutarlo, imparerà a guardarsi dai falsi obiettivi, a ridefinire le priorità e a ritrovare quindi se stesso.
La trama è convenzionale ma efficace, i personaggi ben delineati. "Creed 2" è un film di grande forza drammatica, potente anche a livello visivo.

Sia i giovani duellanti sia i veterani loro consiglieri custodiscono un vuoto interiore e vedono nel quadrato del ring lo scenario in cui incontrare e combattere i propri demoni. Ancora una volta, come in tutta la saga di Rocky, la boxe si fa maestra di vita. I colpi che mettono al tappeto e dai quali imparare a rialzarsi sono metafora di quelli che l'esistenza ha in serbo per tutti. Così come universalmente valido è il consiglio che porta alla vittoria: credere in se stessi non basta, servono sacrifici, presenza mentale oltre che fisica.

Stallone, qui crepuscolare e malinconico, è più defilato che nella pellicola precedente (con la quale si guadagnò la nomination all'Oscar) ma sempre fondamentale. E' un tuffo al cuore ritrovarlo dopo oltre trent'anni di fronte a chi proferì il celebre "Io ti spiezzo in due", Dolph Lundgren, attore che qui sfrutta al massimo il tempo a disposizione impersonando un antagonista le cui ferite generano empatia.

Si soffre assieme alle figure sullo schermo ma è anche vero che lo spirito con cui affrontano le loro battaglie

diventa energizzante fonte d'ispirazione.

"Creed 2" offre uno spettacolo denso di significati e, anche se non regala emozioni immortali come quelle del cult cui fa pedissequamente riferimento, sa come rievocarne il brivido.

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