La cultura dell'Occidente? Una lotta contro l'Anticristo

Philip Almond ricostruisce la tradizione escatologica con al centro il figlio del Maligno e la fine dei tempi

L'Occidente è incomprensibile senza la religione cristiana, che ne ha forgiato, certo sulla base della tradizione classica, il vocabolario, compreso quello politico - tanto è vero che non possiamo comprendere la politica contemporanea se non la leggiamo anche con la categorie della teologia, da qui appunto la teologia politica.

È sulla base del cristianesimo che viene costruita la distinzione tra amico e nemico, e tra le figure del nemico elaborate dalla cultura occidentale spicca sicuramente quella dell'Anticristo - benché simili se ne trovino anche nella religione ebraica, in quella islamica e in quella induista.

Diversamente da Satana, con cui pure in alcune fasi è confuso, l'anticristo mantiene per secoli uno statuto ambiguo, ed è questa una delle chiavi di volta interpretative del libro di Philip Almond, The AntiChrist a new biography (Cambridge University Press, 37 euro).

Nella religione cristiana e nella cultura occidentale l'anticristo è in alcuni momenti considerato una figura mistica e un'idea, in altri invece un essere reale, in altri frutto di un'interpretazione letterale del Nuovo Testamento in altri ancora deriva da una diagnosi figurale e metaforica. La storia dell'anticristo è anche infatti una vicenda ermeneutica, perché ruota attorno a secoli di lettura e di un testo: essenzialmente l'Apocalisse di Giovanni. Infatti secondo Almond la storia dell'Anticristo è strettamente legata a un altra delle matrici distintive dell'occidente: l'escatologia, l'idea cioè che il mondo sia destinato a finire e che questa fine coincida con la Salvezza.

L'anticristo, con la sua presenza, indica che il tempo sta finendo, e che la venuta del Regno dei Cieli sulla terra è prossimo: per questo è particolarmente presente nelle menti dei teologi e dei predicatori e nei movimenti in cui la spinta escatologica è forte. Curiosamente tuttavia, l'Apocalisse di Giovanni non cita mai l'anticristo, egli nasce dalla interpretazione dei primi secoli del cristianesimo, da Ireneo a Ippolito. Ma è soprattuto il medioevo che segna l'apparizione completa dell'anticristo nella cultura occidentale, negli scritti di Adso da Montier-en-Der, di Ildegarda von Bingen, di Gioacchino da Fiore. Alla fine del medioevo, scrive Almond, troviamo cosi due interpretazioni della figura dell'Anticristo, una che lo considera come esterno alla Chiesa cattolica, l'altro, soprattutto nei seguaci di Gioacchino, che invece lo vede scaturire dal seno stesso della chiesa.

Nel Medioevo infatti l'Anticristo prende le fattezze di sovrani che minacciano la chiesa, come Federico II, oppure di Papi. Accusare il pontefice di essere l'Anticristo è tradizione che rimonta infatti al medioevo, anche perché la figura dell'Anticristo assume fin da subito, assai più di quella di Satana, un rilievo politico.

L'anticristo è in qualche sorta colui che vuole costruire un mondo, qui su terra, secolare e politico, in opposizione alla verità, che è quella del Salvatore. Per questo di volta in volta verranno giudicati come l'incarnazione dell'Anticristo diversi sovrani, fino a Napoleone e poi ovviamente, nel Novecento, Hitler. Ad accusare invece il Papa di essere egli stesso l'anticristo sono, a partire dal XVI secolo, i protestanti (Lutero lo vede come l'alleato principale dell'altro anticristo, il Turco, perché l'incarnazione del male può essere più di una) ma soprattutto gli Anglicani: la letteratura sul Papa anticristo è particolarmente fiorente in Inghilterra, fino a Ottocento inoltrato.

Con la modernità tuttavia, l'Anticristo tende a non inverarsi più in persone fisiche e reali quanto in tendenze: soprattuto i teologi anglicani del XVIII secolo cominciano ad accusare le idee francesi dell'Illuminismo di essere portatrici di un disegno di opposizione a Cristo perché vogliono sostituirsi a Dio nel decidere ciò che è giusto e ciò che è vero: Samuel Horsley vede l'Anticristo nella French Democracy del 1789.

La modernità è l'epoca delle idee astratte e quindi anche l'Anticristo diventa una di queste; cosi per esempio in I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo di Vladimir Sergeevi Solov'ëv, mostra l'Anticristo si come una figura reale ma in realtà frutto e incarnazione di una idea di rifacimento del mondo in nome del bene.

Un bene apparente: le idee promosse dall'anticristo, «l'uomo del futuro presidente a vita degli Stati Uniti d'Europa» (il testo è del 1899) si configurano però come una «dittatura di ideologie apparentemente umanistiche», come ha detto di recente Benedetto XVI che ha citato, nello stesso passaggio, non a caso l'Anticristo.

Almond sottovaluta Solov'ëv, e questo gli impedisce di comprendere come l'Anticristo sia una figura ancora centrale nell'immaginario politico occidentale e nel cristianesimo. Proprio perché oggi, ancor più di ieri, viviamo nell'escatologia (ora tecnologica e biologica), anche se a nostra insaputa.

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