E se la parte migliore di un libro fosse la copertina?

I migliori tessuti per abiti si capiscono al tatto. I migliori vini all'olfatto. I migliori cibi, al gusto. I migliori libri? Alla vista

E se la parte migliore di un libro fosse la copertina?

I migliori tessuti per abiti si capiscono al tatto. I migliori vini all'olfatto. I migliori cibi, al gusto. I migliori libri? Alla vista.

Bisogna imparare a giudicare un libro dalla copertina, farsi persino ingannare: se anche avesse soltanto quello di buono, sarebbe una ragione più che sufficiente per possederlo.

Citare le opere d'arte editoriali di Bruno Munari - copertine capolavoro oggetto di culto e di collezionismo - è fin troppo facile. E allora facciamo l'esempio di quelle concepite ad hoc per libri particolari, che fanno la storia dell'editoria e della bibliofila, da artisti come Schifano, Boetti, Paolini o Rotella...

Il libro non è solo un testo da leggere. È un oggetto da possedere, conservare, ammirare, tramandare, esporre addirittura. E la grafica non è affatto un sottoprodotto della pittura. La storia delle copertine editoriali è un pezzo importante della creatività italiana, soprattutto nei decenni d'oro '60 e '70. E merita una mostra. Come quella curata da Giuseppe Garrera e Igor Patruno - collezionisti e scrittori - dal titolo Il volto dei libri, sottotitolo: «Libri da vedere», che inaugurerà il 23 luglio al Castello di Santa Severa, nel comune di Santa Marinella, costa tirrenica a nord di Roma (aperta fino al 19 settembre): ecco il potere seduttivo, la capacità di sintesi e comunicazione, la sperimentazione grafica e la bellezza compositiva delle copertine dell'editoria italiana dal 1950 a oggi. Un mondo, di carta.

Le copertine sono una soglia visiva, meravigliosa. Attraversarla è un attimo. Sfogliando i pezzi in mostra - e il piccolo catalogo edito da Cambiaunavirgola, con una copertina molto particolare, naturalmente, è un ottimo surrogato alla visita - si rimane incantati dall'eleganza di certi disegni, ci si stupisce dei retroscena di alcune scelte, se ne capiscono meglio delle altre, si comprende - senza nessuno scandalo - che molti libri prima che opere letterarie sono formidabili pezzi di design. Vorremmo averli tutti...

I due curatori sono veri specialisti. Conoscono segreti, aneddoti, curiosità e retroscena della nostra editoria. E la scelta delle opere in mostra è studiatissima. C'è molto di Munari (ogni libro o collana che toccava era una piccola magia): il suo concetto di educazione visiva attraverso il libro è una lezione ancora per l'oggi. C'è una intera sezione dedicata al libro per bambini (spesso sottovalutato, eppure è lo scrigno che conserva i gioielli più preziosi). Poi copertine d'artista (ci sono uno Schifano «fotografico» per un libro dell'Editrice Magma del 1974 e un «décollage» di Rotella per un Bompiani del '72 che sono pazzeschi). Quindi la tormentata vicenda visiva (italiana) del Giovane Holden di J.D. Salinger, fra varianti, correzioni, edizioni pirata fino all'iconica copertina «assolutamente bianca» voluta dall'autore. E infine le particolari vesti editoriali desiderate e indicate fin nei minimi particolari da alcuni scrittori come Calvino, Manganelli o Elsa Morante, spesso - come spiega Garrera - «con l'intento di trasmettere messaggi intimi, proibiti, o di alludere e colpire pericolosamente il lettore». Come riesce a fare - di fatto svelando l'enigma del romanzo «incompiuto» - la copertina voluta da Gadda stesso per il suo La cognizione del dolore. Quando, dalla quinta edizione in poi, anno 1971, la fotografia imposta dallo scrittore svelerà una certa casa e la famigliola che la abita.

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