Elegante e "donnaccia". Ecco Drusilla Foer, fra Paolo Poli e i social

All'anagrafe è Gianluca Gori ("non conosco"). Scrive, recita, canta. E sbancherà Sanremo

Elegante e "donnaccia". Ecco Drusilla Foer, fra Paolo Poli e i social

La vera novità del Festival è lei: Drusilla Foer. Si definisce un'anziana soubrette che canta, balla, recita. All'apparenza è un uomo travestito da donna. Ma per chi la conosce e l'apprezza il gioco dell'indossare abiti femminili non è fondamentale. Importante è ciò che dice e come lo dice: con eleganza, ironia, irriverenza, anche cinismo, tocca quei temi universali, fragilità, accettazione di sé stessi, amore, sesso, rabbia, vergogna, dolore che più interessano alle persone. Insomma, Drusilla è difficile da inquadrare e certamente farà discutere, dal palco dell'Ariston. È la prima volta che un personaggio en travesti co-conduce il Festival, precisamente lo farà nella terza serata: Amadeus ha voluto tirare fuori dal mazzo una carta che spariglia. Ma senza esagerare per non urtare troppo le sensibilità dei tradizionalisti (anche se ieri sono rimbalzate già le prime polemiche partite da Mario Adinolfi): non è una drag queen, non è una trans, certamente ha a cuore i temi LGBT.

Sotto gli abiti femminili anni '40 e la parrucca color platino c'è Gianluca «Ghigo» Gori, 54 anni, fotografo, trend setter e molto altro, che si è inventato il personaggio, il suo alter ego. Ma sono due mondi distinti: Drusilla, a domanda, risponde di non conoscere nessun «Gianluca». Insomma lei vive di vita propria.

Appena il suo nome è stato pronunciato da Amadeus in diretta al Tg1 l'altra sera, tra le cinque «presenze femminili» all'Ariston, è schizzato in testa ai trend di Twitter e i suoi fan si sono scatenati plaudendo alla scelta del direttore artistico. Al grande pubblico di Raiuno Drusilla è ancora poco nota, ma da tempo ha fatto centro nello showbiz italiano: rappresenta un mondo, soprattutto quello dei social che furbescamente Amadeus cerca di attirare. Un po' di glorie nazionali (Ornella Muti e Sabrina Ferilli), un po' di giovani attrici come Maria Chiara Giannetta e Lorena Cesarini che soddisfa anche il tema dell'inclusione (la mamma è senegalese) più il jolly inaspettato Drusilla Foer e il gioco è fatto: un mix di personalità, esperienze e stili per accontentare i diversi pubblici.

In ogni caso, con Drusilla a Sanremo sbarca la tradizione dell'en travesti che da secoli affonda le radici nel teatro e nell'opera lirica. Per fare nomi più vicini a noi, si può ricordare Paolo Poli e, con le dovute differenze, Platinette e la Signora Coriandoli (a proposito, ieri il vescovo di Sanremo, Antonio Suetta, l'ha benedetta proprio così: «penso che Drusilla sarà un po' come il personaggio simpatico e da me più conosciuto di Maurizio Ferrini»), Drusilla è la versione moderna e social: di origini toscane, è un po' vanesia, diva dello spettacolo, stella del web, icona fashion. È apparsa in molti show televisivi, primi fra tutti quelli di Chiambretti (Matrix Chiambretti e La repubblica delle donne), in Rai e in radio. Ha recitato nel film di Ferzan Ozpetek Magnifica presenza e in Sempre più bello di Claudio Norza, è stata giudice di Strafactor, lo speciale di X Factor. La sua notorietà è aumentata durante il lockdown quando intratteneva i suoi fan con video leggeri e divertenti.

Lei si racconta così: «Non sono un personaggio aggressivo e, fra il serio e il faceto, cerco di essere leale e dire quello che penso senza nessun tentativo di persuasione rispetto alle scelte altrui. Croccante ma diretta. E da toscana, forse bonariamente cattivella». Il suo spettacolo Eleganzissima, dove canta (bene), recita e dispensa i suoi pensieri sta facendo il pienone in tutta Italia. Il titolo lo deve a una giovane fan che un giorno incontrandola le disse: «Da grande vorrei essere eleganzissima proprio come te». «Spesso l'eleganza può essere noiosa - spiega - ma essere ganzi è divertente e salvifico». Uno show in cui non si risparmia: «Racconto di me e canto canzoni che mi ricordano avvenimenti e incontri importanti della mia vita. E mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa. Alla mia età si può e si deve dire tutto».

A settembre, per citare uno dei suoi lavori, era al Teatro Olimpico di Vicenza come voce narrante dell'Histoire du Soldat - musica di Stravinskij, libretto di Charles Ferdinand Ramuz - nella versione di Giancarlo Marinelli. Ha scritto anche un libro semi-autobiografico, uscito in ottobre per Mondadori, Tu non conosci la vergogna, che è stato già ristampato più volte. Il suo segreto lo racconta così: «Un incastro di elementi in armonia fra loro, incalcolabili, a volte indecifrabili che hanno la stessa madre: la consapevolezza di sé». Di cosa è fatta la femminilità? «D'accettazione e di rispetto della propria parte femminea. Non necessariamente affaticata dal perenne tentativo di sedurre».

Ma lei si sente una donnaccia: «Le donnacce sono le donne libere, emancipate, spregiudicate, che gli altri pensano siano donnacce, ma per me sono donne di temperamento». Donnaccia sì, ma elegante: «L'eleganza è naturalezza, essere a proprio agio con quello che si indossa, quello che si pensa, che si dice, non c'è nessun abito che possa rendere una donna elegante, semmai ben vestita». Sulla sua tomba vorrebbe che si scrivesse «Non era buona, ma era una figa». Insomma, c'è da giurarci, a Sanremo farà clamore e, magari, la copriranno anche di fiori.

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