"Da Elisa a Elodie e Fibra dopo venti anni rilanciamo il nostro rap"

La band pioniera dell'hip hop si ritrova per il disco "Originali". Con tanti ospiti

"Da Elisa a Elodie e Fibra dopo venti anni rilanciamo il nostro rap"

Talvolta anche ai fuoriclasse capita di tornare in classe. A questo giro lo fanno i Sottotono, autentici pionieri dell'hip hop italiano che a vent'anni dallo scioglimento pubblicano il disco Originali. Tredici brani tutti nuovi anche se sei sono inediti e sette fanno parte del loro repertorio ma sono ricantati con il meglio del pop e del rap italiano. Per capirci, Solo lei ha quel che voglio rivive con i feat di Tiziano Ferro, Guè Pequeno e Marracash, Mezze verità con Emis Killa, Non c'è amore con Coez e Amor de mi vida con Mahmood. Un gioiellino con due volti ma anche due scopi. Il primo è di confermare la loro metrica inimitabile e un appeal musicale che mette insieme le radici del rap (da NWA a Tupac a Dr Dre) e la lezione dell'R&B alla Marvin Gaye. La seconda è di far scoprire ai giovanissimi da dove arriva davvero il rap italiano. E così lo spiegano loro due, Tormento e Big Fish, componendo ciascuno a modo proprio il quadro originale dei nuovi Sottotono.

Intanto perché il primo singolo si intitola Mastroianni (cantato con Elisa ed Elodie)?

Tormento: «Volevamo unire diverse generazioni e fare un omaggio a un gigante della nostra cultura».

In venti anni ciascuno di voi ha seguito strade diverse. Come mai le avete riunite?

Fish: «La scintilla è arrivata al Festival di Sanremo del 2019, dove ci siamo ritrovati per accompagnare Nino D'Angelo e Livio Cori. Lì abbiamo scoperto di avere ancora sintonia e, soprattutto, che il pubblico aveva ancora voglia di ascoltarci. Non è retorica, ma davvero i messaggi che ci sono arrivati erano tutti commossi e commoventi. Come a dire: ripartite».

Con quale obiettivo?

Fish: «Negli anni Novanta abbiamo creato un nostro stile nel bel mezzo di un hip hop che si divideva tra quello militante, quello di nicchia e quello più proiettato verso la musica italiana».

E poi?

Tormento: «Ciascuno di noi ha inseguito il momento. Fish ha lavorato anche con Diplo, io ho suonato con i musicisti di Whitney Houston e Prince...».

Oggi la musica si ascolta o si guarda?

Tormento: «Di certo viviamo nell'era dell'immagine, ma si spera che qualcosa della musica comunque resti».

Fish: «Mio figlio ha sedici anni e dice che i video spesso sono soltanto una rottura. Magari è il segno di un ritorno al passato».

A proposito, come avete «attribuito» i vostri pezzi a ciascun ospite?

Tormento: «Nella maggior parte dei casi sono stati loro a sceglierli. E per noi è stata una grande soddisfazione. Uno pensa di aver scritto dei brani per raccontare la propria vita ma poi si accorge che gli stessi brani hanno raccontato anche quella di altri e si sono impossessati delle loro memorie».

Ad esempio?

Fish: «È stato bello e quasi commovente vedere come Marra e Guè si siano divisi le strofe di Solo lei ha quel voglio e come Tiziano Ferro abbia davvero espresso la volontà di cantarla. Grazie al talento dei nostri ospiti, da Luché a Fabri Fibra, da Stash a Jake La Furia abbiamo raggiunto l'obiettivo di rendere partecipe la nuova generazione di quelle che sono state le nostre hit del passato».

E le hit del presente? Quelle degli altri, per intenderci.

Tormento: «Onestamente oggi faccio un po' fatica ad ascoltare la trap, salvo quando mi alleno in palestra... Ma comunque oggi non si parla più di singoli generi musicali. I generi sono stati superati in modo praticamente definitivo».

Fish: «Nel complesso la musica italiana è molto cambiata e decisamente cresciuta negli ultimi cinque anni. Artisti come Vicario, Tha Supreme e Gaia hanno alzato l'asticella».

E i Sottotono?

Tormento e Fish: «Sono rimasti con lo stesso motto: mai prenderci troppo sul serio».

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