"Facile preda", le tinte fosche alla maniera di MacDonald

La grande letteratura americana si nutre di grandi temi: amore, Dio e morte, come diceva Johnny Cash

"Facile preda", le tinte fosche alla maniera di MacDonald

La grande letteratura americana si nutre di grandi temi: amore, Dio e morte, come diceva Johnny Cash.

Il romanzo di John D. MacDonald del 1958 Facile Preda (Mattioli1885, pagg. 176, euro 16; trad. Nicola Manuppelli) prende le mosse da un topos della letteratura americana: un uomo insoddisfatto nella vita privata, con una moglie petulante, e sul lavoro, dove si vede tarpare quotidianamente le ali dal suocero nonché socio di maggioranza di un'azienda edile che non spicca il volo come dovrebbe cede alla proposta di un amico che non vede da anni, un ex-commilitone che lo ha cavato da un impiccio durante la Guerra. Più che una proposta, è un ricatto morale. È il preludio di una storia fosca in cui i confini tra bene e male si definiscono attraverso i tratti in chiaroscuro dei vari personaggi, nessuno dei quali può a buon diritto collocarsi tra i buoni o i cattivi. Un paradosso, certo, ma è proprio il relativismo a far assurgere la libertà individuale a valore assoluto negli Usa, Paese manicheo per eccellenza, fondato sul puritanesimo ma pure patria degli eccessi.

John D. MacDonald è uno dei maestri del noir americano, soprattutto della seconda generazione degli autori hard boiled. Non a caso, Jeffery Deaver, maestro del romanzo moderno di suspense, lo cita tra le sue influenze, accanto a Ross Macdonald. E non è l'unico. Joe R. Lansdale lo adora. Di Facile Preda ci ha detto: «È uno dei miei romanzi preferiti di MacDonald. Avidità e depressione hanno la meglio sulla morale suburbana e a dominare è la scoperta personale che chiunque potrebbe essere vittima della chiamata del Male. E non serve che il diavolo ci metta lo zampino. A mio avviso, però, il romanzo migliore di John D. MacDonald resta Il promontorio della paura, ossia Cape Fear». E anche James Grady, autore del romanzo da cui è stato tratto I tre giorni del Condor, ha grande stima per John D. MacDonald: «Ha trasmesso luce e senso etico agli aspetti più cupi della cultura americana. Ha scelto di essere un autore di genere perché scriveva velocemente, lavorava duro e la scrittura alimentata dall'azione gli consentiva di mostrare ai suoi lettori sfaccettature di vita che la narrativa mainstream non mostrava. MacDonald era una star che illuminava le cose come sono davanti agli occhi di milioni di lettori, con grande fastidio degli stizzosi guardiani della letteratura».