Federico Baroni: "Da artista di strada ad Amici per la mia musica"

Il giovane cantautore ha all'attivo l'album “Non pensarci” e le aperture dei concerti di Max Gazzè e James Morrison. Federico Baroni si racconta da protagonista della nostra rubrica “Gli ex di Amici”

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Federico Baroni è il busker (l'artista di strada) più seguito d’Italia (+47.000 followers su Instagram, +900.000 stream su Spotify, +27.000 iscritti e 4 milioni di views su YouTube, +20.000 fan su Facebook). Nato a Cesena e cresciuto a Rimini, a 18 anni si trasferisce a Roma per continuare gli studi alla LUISS (dove si laureerà poi in Economia e Management e conseguirà un master in Music Business) e a 21 comincia a scrivere i suoi primi inediti e a suonare in strada. Nel 2016 viene notato dai giudici di “X Factor”, che lo portano ai Bootcamp. Lo stesso anno viene chiamato da Fiorello a "Edicola Fiore", dove presenta live un suo brano inedito. Nel 2017 entra ad “Amici”.

Dopo la pubblicazione del suo primo album “Non pensarci” (Artist First) e le aperture dei concerti di Max Gazzè e James Morrison, Federico Baroni si racconta da protagonista della nostra rubrica “Gli ex di Amici”. È in programma per il 29 novembre al Wishlist Club di Roma (Via dei Volsci, 126B – ore 21.30) un concerto con ospiti speciali. I primi nomi annunciati sono gli opening act Wepro, Caffellatte e Kharfi protagonista di uno speciale aftershow

Quando e come nasce la tua passione per la musica?

“In realtà è abbastanza recente. Prima di trasferirmi a Roma, 7 anni fa, quasi non ascoltavo neanche la musica. Avevo altri interessi, lavoravo come PR nelle discoteche e non avevo particolari interessi artistici se non per il disegno. È nata per gioco su invito di un amico di Università che suonava il piano. Eravamo a casa un pomeriggio in pausa studio e ho iniziato a canticchiare su un giro suo. Mi ha consigliato di prendere lezioni di canto da un’insegnante, Marta Gerbi, e da lì è iniziato tutto. Poi ho avuto il primo approccio alla chitarra, che ha cambiato tutto. Marta aveva intravisto qualcosa e mi ha spinto a vedere e vivere la musica a 360º, consigliandomi di iniziare a suonare uno strumento e a scrivere. Da lì in poi non sono mai stato un singolo giorno senza cantare, ascoltare musica o suonare uno strumento”.

Perché hai deciso di intraprendere anche il percorso di artista di strada, considerando anche il Summer Tour da busker nel 2015?

“Volevo fare esperienza per recuperare il gap con i miei amici artisti che suonavano da anni. Quando andavo nei locali di Roma per chiedere di esibirmi, mi chiedevano tutti di portare gente, come se il reale interesse fosse riempire il locale e non aiutare un artista emergente a farsi conoscere per la propria musica. Poi nell’agosto del 2014 ho fatto un viaggio in Inghilterra da solo per cercare un po’ di ispirazione artistica e alla fine di questi due mesi, dopo aver ascoltato band, artisti più vari e scritto alcune canzoni, un pomeriggio a Liverpool ho provato per la prima volta l’esperienza di suonare per strada. Un busker vedendomi lì da 2 ore mi ha chiesto se volessi fare un pezzo e quei 3 minuti forse sono stati i più importanti della mia vita. Quell’esperienza mi ha folgorato, mi tremavano le mani e quasi non usciva la voce. Ovviamente l’esibizione è stata pessima, ma dentro di me si è smosso tutto. Suonare così, liberamente, con tutte quelle persone che mi guardavano negli occhi e si fermavano perché veramente volevano farlo. Quella per me era vera musica. Dentro di me ho pensato 'Questo è esattamente quello che voglio fare!'. Sono tornato a Roma, ho comprato un amplificatore e un microfono con i soldi che avevo da parte e il 21 Settembre del 2014 ho fatto il mio primo live come busker, a Roma, in Via del Corso. Tornavo ogni weekend e veniva sempre più gente. Nel 2015 il primo Summer Tour in giro per tutta l’Italia con un camper. Nel 2016 lo Street Tour a Londra e nel 2019 con l’uscita del mio primo disco lo Street Tour e il primo 'Outstore' mai fatto in Italia, a Milano, in piazza Duomo”.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

“Che la gavetta è la cosa più importante per un artista e non si finisce mai di imparare, da ogni singolo live e da ogni singola esperienza”.

Prima X Factor e poi Amici, raccontaci come hai affrontato queste due diverse sfide e cosa porti con te come insegnamento?

“Sono state due esperienze molto diverse. Ho affrontato entrambe senza un team o un management alle spalle e quindi con poca consapevolezza di ciò che avrei voluto fare. Ad 'X Factor' avevo appena iniziato a scrivere e suonare, quindi è stato un po’ un suicidio, però grazie a quell’esperienza ho conosciuto una marea di artisti, poi diventati amici, che mi hanno fatto crescere tantissimo e con i quali ho condiviso un sacco di bei momenti. Ad 'Amici' ero più maturo, ma non riuscivo a sentirmi me stesso, infatti non credo di essere venuto molto fuori. È stata un’esperienza breve, ma legata davvero a bellissimi ricordi. Anche qui, le amicizie che ho fatto, sono stata la cosa più bella che mi potesse capitare. Ringrazio 'Amici' perché è stata la vetrina che mi ha permesso poi di arrivare a farmi conoscere al grande pubblico e successivamente a quella che poi è diventata la mia etichetta, Artist First. Prima di 'Amici' la risposta dei discografici o delle persone a cui facevo sentire i miei pezzi era sempre: ‘Belli i pezzi, bello il personaggio, interessante il progetto... ma purtroppo non hai abbastanza numeri sui social’. È brutto da dire ma questa sta diventando sempre di più la realtà di oggi. È per questo che io consiglio di non vedere il talent come una cosa negativa perché può aiutare a risollevare un artista. La cosa importante è non vederlo però mai come un punto di arrivo, ed essere consapevoli che usciti da lì bisognerà comunque essere pronti a ricominciare da zero”.

Alla Milano Music Week hai parlato di Talent vs Web, quanto le due dimensioni si intrecciano e quali le potenzialità del Web rispetto al talent?

“Sicuramente si intrecciano tantissimo. Spesso chi riscuote tanto successo sui social viene chiamato a fare un talent per provare a fare il botto o al contrario chi non ha numeri si butta subito sul talent come scorciatoia più ovvia per fare follower, like, e ascolti facili. Nessuna delle due secondo me funziona se poi non c’è alle spalle la famosa gavetta di cui parlavamo, oltre ad un progetto solido e con un’identità ben definita. Cantare in cameretta o in uno studio televisivo non sarà mai come esibirsi su un palco vero. E spesso quello che manca, sia sul web che nei talent, è proprio l’esperienza live”.

Il Web può davvero aiutare la carriera di un cantante?

“Sì! Costruire un percorso sul web e di conseguenza curare i propri social penso sia una cosa che nel 2020 non può essere trascurata o fatta con superficialità: oggi conta sempre di più il personaggio oltre che la musica. Avere una buona comunicazione sui propri social, con un feed curato, contenuti che creano interesse e interazione è sinonimo di professionalità e di impegno. Credo sia fondamentale avere un team di persone fidate che credano nel tuo progetto e che lavorino su di esso a 360°: la musica, l’immagine, la comunicazione...”.

Dopo “Non pensarci”, hai in mente qualche altro progetto?

“Ho diversi pezzi finiti che aspettano di essere prodotti e lavorati, questa volta anche insieme ad un team di autori. Voglio mettermi in gioco anche su altri generi e tematiche. Nel frattempo ho in programma due bei live: il 29 novembre ci sarà un concerto evento al Wishlist di Roma, con aperture, special guests e aftershow, ed il 28 dicembre sarò al Lykaia Music Festival di Ugento (LE)”.

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