"Fidelio" apre la maxi-stagione. E la Scala sale fino alle "stelle"

In tutto 270 spettacoli, teatro sempre aperto, parata di star (e incassi all'altezza, si spera). "Turandot" lancia i sei mesi dell'Expo. E Pereira scommette nella riconferma

"Fidelio" apre la maxi-stagione. E la Scala sale fino alle "stelle"

Il teatro alla Scala si lancia nella stagione più intensa della propria storia. 270 alzate di sipario per 19 opere, 8 balletti, 44 concerti. Il tutto, dal 7 dicembre al novembre 2015. Corre l'anno Expo, e la Scala - finalmente - si sperimenta anche nella versione estiva.

Ieri, Alexander Pereira, sovrintendente dal prossimo primo settembre, ha presentato il palinsesto, nonché strategie e filosofie della Scala del futuro. Il suo contratto scade il 31 dicembre 2015, ma è chiaro che conta sul rinnovo, «lo auspico, se tutto va bene perché no?». Ha già in testa l'articolazione triennale del dopo Expo: 20 nuove produzioni fatte in casa (cioè laboratori Ansaldo), 20 coproduzioni, 20 riprese di titoli scaligeri. Al suo fianco, in questo percorso ci sarà Riccardo Chailly, direttore musicale, ieri assente perché «il 2014 è ancora l'anno di Daniel Barenboim», ci ha spiegato da Lipsia.

La Pereira-story non è lineare, come tante storie made in Italy. La sua nomina si sarebbe dovuta spingere fino al 2019, mesi fa è stato messo alla berlina con conseguente sforbiciata del contratto. Nel presentare il cartellone, si è slanciato con la passione del manager d'arte, tempo tre minuti e ha accennato alla situazione ingarbugliata subita in questi mesi, ne ha parlato in termini di «imbroglio». Al che Giuliano Pisapia, sindaco di Milano e presidente del Cda Scala, previo sobbalzo, ha corretto il termine. Che a Salisburgo, settimana scorsa, nel presentare l'Aria della Calunnia di Rossini, pur con ironia, ha alluso a quella circolata a Milano.

Ma andiamo avanti. La stagione è monumentale per numeri e sostanza. Ci sarà una parata di stelle: Bartoli, Florez, Pape, Kaufmann, Damrau, Harteros e pure Alagna: il tenore che giurò al mondo di non tornare più a Milano. Quanto al parco direttori, Rattle, Pappano, Maazel, Mehta, Jansons, Dudamel, Pretre. Grandi orchestre, Wiener (2 volte) e Berliner tanto per cominciare, quindi le orchestre di Cleveland, Boston, Monaco, Parigi, Santa Cecilia di Roma. Nuove produzioni: Fidelio per l'apertura di stagione classica, e Turandot per lancio di stagione Expo, CO2 che è pure prima mondiale, Otello (col tris Peretyatko-Kunde-Florez), L'incoronazione di Poppea, Aida (regia di Peter Stein), Fin de partie di Kurtag in prima esecuzione italiana, Schiaccianoci. Expo apre il primo maggio con Turandot diretta da Chailly seguita il 2 maggio dal concerto dei Berliner. E chiude con una tripletta: Fin de partie, Gala d'Etoiles con Bolle e Zakharova, e Cecilia Bartoli & I Barocchisti.

Il tutto ha costi. Ora urge presentare il menu e iniziare a venderlo. Giuseppe Sala, uomo-Expo, rincuora con qualche numero, sono stati avviati contatti per «3 milioni di biglietti. 500mila per la sola Cina anche se la tendenza è quella di arrivare a un milione. Siamo in contatto con tour operator». Perché si sa: in estate, Milano si alleggerisce, e la Scala andrà riempita.

Nel frattempo si cercano coperture finanziarie. Pereira, mago nel pescare sponsor, ha già in tasca 4 milioni di nuovi sponsor, tutt'uno con il «main» di sempre (Intesa San Paolo). Continuerà a lavorare su questo fronte anche se le vicende velenose di questi ultimi mesi non hanno certo contribuito al buon nome del marchio-Scala, quindi venderlo è ora un po' più complicato. Pereira si aspetta poi contributi dalle casse di Expo, Stato e città.

Gli abbonamenti costeranno di più, poiché estesi a 11 spettacoli anziché i dieci di rito. Scala più costosa, gli si fa notare. Risposta: ci sarà un pacchetto di concerti a prezzi ridotti del 50%. Altra strategia, le opere nuove costeranno meno, mentre i grandi classici, quelli che riempiono il teatro, costeranno di più.

Pereira investe sui giovani. Raddoppia il sostegno all'Accademia della Scala, che arriverà così a quota 500mila euro. Con una Cenerentola (di Rossini) a misura di bambini si augura di portare in Scala 25mila fanciulli, il pubblico del futuro. «Il repertorio italiano sarà sempre al centro del nostro lavoro», dice. E ammonisce. «E questa è la parte più difficile del lavoro, voi avete bevuto il repertorio italiano come latte materno. Ma questo è anche un problema, fra i 30 artisti più famosi, dieci mi hanno detto di non voler venire alla Scala perché hanno paura. Il supercriticismo va contro noi stessi. Io chiedo dal pubblico e alla stampa un periodo di generosità per far rientrare alcuni dei grandi». Pisapia concorda: tregua...

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