Il film del weekend: "Sing Street"

La formazione sentimentale e musicale di un adolescente irlandese negli Anni 80. Un film imperdibile per grazia, divertimento, tenerezza e commozione

Il film del weekend: "Sing Street"

Anche se uscito in un ristretto numero di sale, "Sing Street", il nuovo film di John Carney, già regista di "Once" e di "Tutto può cambiare", è un tuffo al cuore al ritmo di musica da non perdere. Si tratta di un romantico coming-of-age ambientato negli Anni 80 e in cui la colonna sonora, bellissima, è protagonista. Una pellicola "happysad", per dirla con un aggettivo usato a un certo punto del girato, in cui momenti esilaranti si alternano ad altri dalla malinconia amara.

Ambientato nell'Irlanda di trent'anni fa, schiacciata dalla crisi, "Sing Street" racconta l’adolescenza di Conor (Ferdia Walsh-Peelo), quindicenne i cui genitori, oltre ad essere alle prese con problemi economici, si stanno separando. Per ridimensionare il budget familiare, il ragazzo viene trasferito da una scuola prestigiosa di gesuiti ad una molto più popolare, la Synge Street CBS (la stessa frequentata dal regista). Qui viene presto bullizzato dallo studente teppista di turno e preso di mira dal preside, uomo di chiesa repressivo e bacchettone. Trova però anche il tempo e l'occasione di innamorarsi di un'aspirante modella, Raphina (Lucy Boynton). E' per far colpo su di lei che Conor decide di renderla protagonista di un videoclip e si trova quindi a mettere insieme una sgangherata band con altri ragazzini. Con mezzi dilettanteschi e tanta passione, traendo ispirazione dalle emozioni provocategli dalla ragazza e forte dei consigli del fratello maggiore, inizia a comporre canzoni. Il potere trasformante e salvifico della musica lo traghetterà verso l'età adulta regalandogli la speranza in un futuro diverso.

Come operazione nostalgia "Sing Street" farà la gioia di molti fan dei Duran Duran, degli Spandau Ballet e di altri gruppi coevi. Rivedere i look sfoggiati all'epoca da quegli artisti, rivisitati in chiave fantasiosa dagli adolescenti protagonisti del film è divertentissimo. Le sequenze delle riprese dei videoclip della band, in cui i ragazzi si sforzano di seguire i diktat dello stile e moda dell'epoca sono di una freschezza e una giocosità uniche.

Ma oltre ad essere un brioso revival di anni che fecero la storia del pop, "Sing Street" è molto di più, perché regala uno scorcio di esperienze senza tempo: il primo amore, la ricerca di identità, la fratellanza, la volontà di fuga dalle illusioni infrante e la sfrontatezza del desidero. Un'ingenuità entusiasta e contagiosa resa in maniera talmente autentica da far sentire anche allo spettatore più cinico e pessimista, per un paio d'ore, la grinta di chi ha fiducia che tutto sia ancora possibile e realizzabile.

Non sono molti i film in grado di far riconciliare con la vita. "Sing Street", grazie al suo disarmante invito a reinventarsi senza porsi limiti, è uno di quei piccoli miracoli pronti a fare la differenza in chi necessiti di ritrovare uno sguardo positivo e l'intraprendenza a sognare.

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